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20 anni fa moriva Alberto Sordi: l’epitaffio sulla tomba e le origini di Valmontone

a cura della redazione

 

È seppellito a Roma, al cimitero del Verano, il grandissimo Alberto Sordi all’interno della cappella di famiglia. Scomparso il 24 febbraio del 2003, l’attore e regista è morto a Roma dove ha sempre abitato, all’età di 83 anni. Alla sua camera ardente in Campidoglio parteciparono migliaia di cittadini, rimasti in fila anche per ore per dare l’ultimo saluto ad “Albertone” come i romani lo hanno sempre chiamato. Sordi, che non si è mai sposato e non ha avuto figli abitando con la sorella fino all’ultimo, è stato uno dei campioni dell’immagine popolare e verace della romanità. Ai suoi funerali nella basilica di San Giovanni ha partecipato, secondo le stime del comune di Roma, una folla commossa di 250.000 persone.

La tomba di Alberto Sordi si trova all’interno del Cimitero monumentale del Verano a Roma, tra il quartiere di San Lorenzo e la Stazione Tiburtina. Per chi volesse andare a rendere omaggio con un fiore o un ricordo ad Albertone la cappella di famiglia si può trovare seguendo le indicazioni “zona ampliamento”, riquadro 145, cappella 2. All’interno del Verano riposano altri importanti personaggi della storia italiana, cantanti, politici, registi, scrittori e attori, da Vittorio Gassman a Giulio Andreotti, da Rino Gaetano a Bud Spencer, Alberto Moravia e Sibilla Aleramo e tanti altri.

Le origini di Valmontone

Pochi sanno che Alberto Sordi aveva origini a Valmontone, dalla parte del padre, strumentista (suonava la tuba e insegnava musica) che nel lontano 1879 fu battezzato nella chiesa della Collegiata di Valmontone.

L’ultima visita di Alberto Sordi a Valmontone avvenne 25 anni fa su iniziativa del Museo L’Officina di Valmontone. Era il 1996 e il celebre attore romano accettò l’invito   in occasione della mostra del pittore Rinaldo Gèlen ,suo grande amico. I ricordi di quella giornata speciale sono tanti. Sordi raccontò quando da bambino veniva a trovare insieme al padre Pietro sua zia Ginevra. Parlava dei suoi buonissimi gnocchi, oggi prodotto tipico valmontonese, che gli preparava la domenica con il sugo di carne.

Di quella giornata lo fece particolarmente emozionare la visita nella Collegiata dove suo padre Pietro fu battezzato.

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