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40 anni fa usciva Borotalco: quanto ci manca Manuel Fantoni

Ul 22 gennaio del 1982 usciva Borotalco, uno dei grandi successi di Carlo Verdone. Un film legato anche e soprattutto ad Angelo Infanti, il celebre attore di Zagarolo, che per questa pellicola cult ottenne anche il David di Donatello come miglior attore non protagonista.

A zagarolo

“Il 22 gennaio di quarant’ anni fa usciva il film che avrebbe dato una svolta sicura alla mia carriera: Borotalco” – ha scritto Verdone in un post su facebook. “Non potevo permettermi il minimo passo falso, non potevo rischiare di essere ricordato solo per i personaggi. E così insieme ad Enrico Oldoini impiegammo tanti mesi per arrivare ad identificare l’idea di questo film. Ogni settimana buttavamo un soggetto che per tre giorni ci sembrava perfetto, per poi definirlo una banalità subito dopo. Un giorno ci dicemmo: ‘Basta, cerchiamo di raccontare gli anni ’80 con i suoi colori, le precarietà dei ragazzi e i loro sogni un po’ da mitomani. Ma anche l’entusiasmo un po’ infantile di un periodo in cui c’era una nuova musica che mandava segnali di grande creatività attraverso tanti cantautori intelligenti ed ispirati’. Borotalco – scrive Verdone – fu una nitida fotografia di quel periodo. Una miniera di battute ed intuizioni frutto di un’epoca un po’ ingenua ma piena di poesia e fermento giovanile”. 

IL RUOLO DI INFANTI

Angelo Infanti era il sedicente architetto Manuel Fantoni, citato a memoria dai fan di Verdone e cliccato su YouTube. “Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Per due anni girai il mondo e non seppi mai che cazzo trasportava quel cargo, ma forse un giorno lo capii: droga” urla Fantoni all’imbranato Sergio Benvenuti che lo ascolta rapito e poi decide che per conquistare Nadia (Eleonora Giorgi) potrà prendere ispirazione dalla seduzione pallonara dell’architetto e comincia a pontificare sui divi di Hollywood, Burt Lancaster alcolizzato, Burt Reinolds duro, Robert Redford troppo tenero… Fino allo svelamento finale quando Infanti urla a Sergio Benvenuti: “Nun è vero nienteeeee, t’ho raccontato n’sacco de fregnaccee”. Due anni prima Angelo Infanti aveva provato a sedurre la stanca Magda di Furio di Bianco Rosso e Verdone.

I due, Verdone e Infanti, si erano conosciuti a casa di Sergio Leone, il regista che incoraggiò Verdone e gli produsse il primo film.

L’11 ottobre 2010 venne colpito da un improvviso attacco cardiaco nella sua casa di Zagarolo, dove nacque. Ricoverato presso l’ospedale di Tivoli, morì il giorno dopo, all’età di 71 anni, per sopraggiunte complicanze. Dopo un funerale in forma privata, l’attore è stato cremato e le sue ceneri tumulate si trovano nel cimitero comunale di Zagarolo, come non poteva essere altrimenti.

“Ho perso un caro amico” ha detto all’ANSA Verdone appena saputa la notizia. “Lo avevo conosciuto a casa di Sergio Leone, era il classico bello di una volta. Uno che poteva fare ruoli classici, ma anche film d’azione – continua Verdone -. Quando scrissi ‘Bianco Rosso e Verdone’ pensai che era perfetto per insidiare la moglie di Furio. Aveva la faccia adatta. Ma il successo per lui arrivò con il personaggio di Manuel Fantoni in cui ho rappresentato un vero e proprio esempio di mitomania. Peccato – conclude il regista – era una persona spiritosa con cui amavo lavorare”.

Nel 2011, un anno dopo la morte del padre Angelo Infanti, Rossella ha ricordato il celebre genitore su VignaClaraBlog.it:

Mi mancano tremendamente le nostre risate. Io con lui mi divertivo da morire, era l’unica persona che riusciva a farmi ridere anche ai funerali! Da lui ho imparato a non prendermi mai troppo sul serio e ad affrontare le situazioni difficoltose sempre con il sorriso, nell’intento di sdrammatizzarle. In studio anche la figlia di Angelo InfantiRossella, anche lei attrice, che ha raccontato un aneddoto sulla vita del padre: «C’era il guardiano del cimitero di Zagarolo che era in difficoltà a vivere lì e l’ha invitato a vivere a casa con lui. Rispondeva al telefono e papà gli aveva insegnato a dire ad alta voce il nome di chi chiamava per evitare di parlare con chi non voleva. In quanto caso lui diceva all’interlocutore: “No… il signor Angelo non c’è, è partito per l’America stamattina ma torna presto… stasera!”.  Papà si muoveva e rideva come Manuel Fantoni anche nella vita, ma era anche fragile e riservato. Mi ha lasciato una grande cosa, l’insegnamento di vivere con leggerezza. Saper sdrammatizzare è un dono e lui usava il sorriso contro i guai della vita. Sono anch’io attrice come lui, ma ultimamente mi sono allontanata perché ho avuto dei problemi di famiglia».

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