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Allarme “nube nera”, tante domande senza un perché. Si attende l’intervento di Arpa e carabinieri

L’hanno soprannominata nube nera, non tanto per il colore del fumo ma per l’allarme sociale che ha scatenato e il mistero che ruota ancora attorno a essa. Stiamo parlando del fenomeno dei fumi irrespirabili che si avvertono in un’area di 10 chilometri tra San Cesareo e Montecompatri bassa.

Le segnalazioni arrivano in particolare di notte, dalla prima serata fino alle prime ore del mattino. Centinaia di denunce postate sui social network a qualsiasi ora del giorno, con tanto di video e documenti protocollati alle forze dell’ordine. Il fenomeno interessa in particolare una parte dell’abitato di Colonna dove si è costituito un comitato locale che ha presentato una serie di esposti. Si parla di odore acre, fumo e plastica bruciata. Sotto la lente gli impianti per la produzione d’asfalto dell’area, che i non addetti ai lavori chiamano impropriamente “bitumifici”. A Roma sud ce ne sono due, uno sul versante Casilino, l’altro sulla Maremmana all’interno del centro industriale di San Cesareo. Ma nelle ultime ore si parla anche di impianti pseudo “abusivi”. Ieri il Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’Ambiente di Monte Porzio Catone ha avanzato l’ipotesi secondo cui l’origine del problema di questi giorni sarebbe un impianto sito nel territorio di Monte Compatri.

Il mistero insomma si infittisce. Stasera a Colonna i comitati torneranno a riunirsi per affrontare il nodo della problematica. Nei prossimi giorni è atteso l’arrivo dei tecnici Arpa all’interno dell’impianto di San Cesareo, finito sotto accusa da parte dei residenti. Per ora i manager dell’azienda sancesarese (che dà lavoro a 80 persone dirette, più l’indotto) preferiscono non rilasciare alcuna dichiarazione al dine di non alimentare un clima già abbastanza teso.

Già nel 2016 l’Arpa visitò questo impianto riscontrando valori nettamente inferiori a quelli consentiti dalla legge. Qui si produce il cosiddetto conglomerato attraverso un processo di essiccazione di sabbie e i pietrischi (aggregati lapidei) che vengono mescolati con il bitume (5% circa della miscela). L’essiccazione è indispensabile perché gli aggregati sono sempre molto umidi e il bitume è un materiale “idrofobo” (rifiuta l’acqua) e non aderirebbe. Durante l’ essiccazione, l’aria all’interno del tamburo, densa di vapori d’acqua, di polveri prodotte dal rotolamento dei pietrischi e dei gas della combustione, viene aspirata da una ventola e filtrata attraverso un apposito depuratore (filtro a maniche) prima dell’espulsione attraverso il camino. Norme severissime regolamentano le emissioni. Il pennacchio di fumo che esce dal camino quando l’impianto è in produzione è vapore acqueo, ed è molto più visibile in inverno che non d’estate per via delle diverse temperature e grado di umidità che caratterizzano l’aria esterna.

Da tre giorni l’impianto di San Cesareo lavora solo di giorno, ma le segnalazioni dei residenti arrivano soprattutto di notte. Ritorniamo così al punto di partenza: da dove vengono questi fumi?

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