Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Cesanese Olevano

Alle radici del Cesanese di Olevano Romano. E’ in corso una grande ricerca genetica sul vitigno


Una ricerca porterà a sviluppare maggiore eccellenza nella produzione del Cesanese e rafforzerà il legame tra il vitigno e il territorio

Alle radici del Cesanese di Olevano Romano Ieri venerdì 12 febbraio 2021 si è svolta la prima presentazione dei risultati di una ricerca storica straordinaria sulla genetica del vitigno Cesanese, in diretta da questa pagina. 

La ricerca ha per titolo: “Alle radici del Cesanese di Olevano Romano, sottotitolo, biotipi autoctoni della viticoltura nei territori di Olevano Romano, Genazzano, San Vito Romano”. Dunque, principalmente la ricerca si rivolge al Cesanese di Olevano Romano, ma è aperta ad ampliarsi ad altri vitigni tipici del territorio.

Piero Riccardi viticoltore, presidente della Strada del Vino di Olevano Romano, con l’associazione dei produttori del territorio è stato fautore, un anno fa, di questo studio che ha subito visto riunirsi attorno all’idea numerosi partner d’eccezione, consapevoli del valore e dell’importanza di una simile ricerca per il Lazio, e pronti a sostenerla. 

Parliamo di: Gal Terre di Pre.Gio di Cave con i suoi fondi, il Crea Viticoltura Enologia di Conegliano Veneto e il Crea di Velletri con la sua tecnologia e competenza; Arsial Agenzia Regionale del Lazio per l’agricoltura; i comuni di Olevano Romano, Genazzano, San Vito Romano, con apporto dei sindaci e dei tecnici delle loro amministrazioni e ancora molti viticoltori di Cesanese dei tre comuni che hanno messo a disposizione viti centenarie, insieme ai coltivatori locali privati e, infine, all’apporto dei numerosi professionisti enologi, ampelografi e agronomi coinvolti (tra cui Domenico Tiberi, Paolo Pietromarchi, Letizia Rocchi, Mirella Giust, Daniele Migliaro, Elisa Angelini, Alberto Ciolli).

Già un anno di ricerche è trascorso, con analisi virologiche e genetiche sulle foglie, tralci, acini, di viti coltivate in terreni dalle caratteristiche differenti, per microclima, sistema di potatura, mano del viticoltore

E adesso la ricerca continuerà, avendo la durata di tre anni, e tanto ancora svelerà sul vitigno della DOC Olevano Romano e potrà dare a chi si occupa di viticoltura e biodiversità. Ma non solo, perché come gli studiosi e rappresentanti scientifici hanno sottolineato in coro, questa ricerca porterà a sviluppare maggiore eccellenza nella produzione del Cesanese e rafforzerà il legame tra il vitigno e il territorio. Aumento di qualità e quantità del Cesanese, potrà portare a più lavoro, migliori condizioni di lavoro delle viti, occupazione e futuro per i giovani. 

Riportiamo un estratto del discorso di Piero Riccardi, che spiega come e perché è nato il progetto:

Come qualcuno di voi saprà, 4 anni fa ho voluto che la Strada del Vino di Olevano Romano fosse uno dei soci fondatori del Gal Terre di Pre. Gio e proprio in rappresentanza della Strada personalmente siedo nel Consiglio di Amministrazione del Gal. A questo proposito, lasciatemelo dire, senza la Strada del Vino di Olevano e senza il Gal e il suo fantastico staff tecnico, questo progetto non sarebbe mai nato.  I Gal hanno in dote e utilizzano una serie di fondi legati alle misure del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lazio. Una di queste misure, scelte dal nostro Gal è la 7.6.1 che finanzia al 100% studi sulla biodiversità legati al territorio.

La biodiversità è un termine importante per i tempi che viviamo. E merita una piccola digressione.

Con il termine biodiversità agricola o agrobiodiversità, si indica tutto il patrimonio di risorse genetiche vegetali, animali e microbiche formatesi, per azione di meccanismi biologici e per selezione naturale, nei tempi lunghi dell’evoluzione ed accumulate, fin dagli inizi dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, da generazioni di agricoltori e allevatori che hanno domesticato, selezionato e trasferito, da zone geografiche diverse, tutte quelle specie da cui ricavare prodotti utili all’uomo. …la biodiversità agricola produce un flusso di beni e servizi, ….. una “risorsa genetica”….ovvero tutto ciò “sia essa un vegetale, un animale o un microrganismo, che abbia un valore effettivo o potenziale per l’alimentazione e l’agricoltura. La perdita di biodiversità si traduce sempre in perdita di ricchezza perché, con le specie e le varietà locali, scompaiono paesaggi, prodotti e culture locali ad esse legati. (fonte:http://www.arsial.it/arsial/biodiversita/agrobiodiversita/).

Dunque la biodiversità non è una bella cartolina, è qualcosa di concreto che attiene a tutti noi che abitiamo quel territorio e quel territorio è parte del pianeta che ci ospita. E’ collegata alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra economia. E infatti,  nell’ambito del Piano di Sviluppo Locale “Terre di PreGio” è ritenuto fondamentale l’avvio di studi volti alla conoscenza, salvaguardia e recupero con l’obiettivo di riqualificare il territorio, evitare lo spopolamento delle aree rurali, creare occupazioni.

E cos’è il vitigno Cesanese e la viticoltura in generale di questo territorio se non qualcosa di identitario di un popolo, della sua terra, della sua cultura, della sua economia. Per secoli, per millenni sulle terre di Olevano Romano, Genazzano, San Vito Romano, centinaia di generazioni si sono succedute nella coltivazione di questa pianta meravigliosa che si chiama Vite. Centinaia di generazioni le hanno coltivate, accudite, riprodotte senza le nostre tecniche moderne. Le hanno riprodotte dapprima per talea, mettendo semplicemente un tralcio nella terra, facendola radicare, poi, con l’avvento del flagello della fillossera, si è dovuti ricorrere al piede selvatico, cosiddetto americano, che resisteva ai danni dell’insetto, sui quali però il contadino continuava a innestare la vite buona, quella che i vecchi contadini conoscevano, quella che dava secondo loro i frutti migliori, che era più forte e bella. Che faceva il vino più buono. Dunque il tempo, la terra, il clima e la selezione dei contadini le ha plasmate, permettendogli di arrivare ai nostri giorni. Ma solo alcune di queste ricollegano con certezza il nostro territorio a questa biodiversità antica: sono le viti più vecchie, quelle di 60/70/100 anni. Quelle prima dell’era dei vivai di massa. Alcune ancora sopravvivono, magari in un piccolo e marginale vigneto, allevate con il vecchio sistema delle conocchie – sorta di impalcatura di canne intrecciate – sono viti  con i tronchi contorti, segnati dal tempo e dalle ferite delle potature. Ma la biodiversità è fragile, a volte legata ad un vecchio viticoltore e spesso,  quando quel viticoltore muore, facilmente il suo vigneto viene abbandonato, le viti estirpate e in un attimo la loro millenaria biodiversità perduta per sempre.  

La misura 7.6.1 del Gal, del nostro Gal, e i suoi finanziamenti mi sono subito apparsi adatti per avviare finalmente uno studio su questi vecchi patriarchi viventi quali sono le viti centenarie. Ne ho parlato con il direttore del Gal, Tiziano Cinti, infaticabile e appassionato motore del Gal Terre di Pre.Gio, poi abbiamo coinvolto Letizia Rocchi, enologa e studiosa di viticoltura del territorio, con loro abbiamo avuto i primi confronti con la sede Crea di Velletri, con Domenico Tiberi e Paolo Pietromarchi, preziosi e appassionati studiosi della viticoltura laziale, subito, della partita non poteva che far parte l’Arsial,l’Agenzia Regionale del Lazio per l’agricoltura, con Giorgio Casadei e Giovanni Pica.

Tutto questo più di un anno fa. La prima cosa, prima ancora del progetto, era però capire se c’erano le possibilità di avviare lo studio, occorreva cioè verificare sul campo se c’era ancora materiale vivente, le viti più vecchie, quelle che risalivano indietro di 70/100 anni. In due ricognizioni preparatorie nelle campagne di Olevano, San Vito e Genazzano, le abbiamo trovate e abbiamo anche capito che bisognava fare in fretta.

Il progetto è stato quindi allargato ai Comuni di Genazzano e di San Vito Romano, con Olevano capofila. Matteo Neri, dirigente tecnico del Comune di Olevano diventa il Responsabile della macchina tecnico-amministrativa, e insieme all’apporto di Alberto Ciolli, agronomo, sono state avviate tutte le pratiche per rispondere al bando del Gal. Tutto questa accadeva in piena crisi pandemica, non è stato facile, come potete immaginare. In breve siamo arrivati  a questa estate. E’ allora che il progetto parte ufficialmente e così, poco prima della scorsa vendemmia, viene realizzata una grande ricerca in campo a cui partecipano anche gli studiosi delle varie specializzazioni del Crea di  Conegliano.”

I risultati sono all’orizzonte, ci si aspetta di scoprire biotipi particolari di Cesanese nell’areale di Genazzano, Olevano e San Vito che potranno rendere il Cesanese, e dunque i vini che si producono con il vitigno, sempre più radicato, originale e speciale. Un grande progetto frutto di una alleanza tra cervelli e amicizia e collaborazione tra comuni.