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B&B, area picnic e fattoria didattica: così rinasce la Tenuta di Passerano

Quella stretta di mano documentata in apertura da Monti Prenestini tra il sindaco di Gallicano nel Lazio, Pietro Colagrossi e il nuovo direttore della Tenuta Passerano, Aldo Mauri, racconta forse molto di più di tante parole. È il segno di una nuova collaborazione tra le due istituzioni, forse come mai era accaduto in passato, e di una volontà forte di cambiare il metodo di gestione di uno dei gioielli storici e naturalistici più importanti del territorio dei Monti Prenestini.

A distanza di anni, oggi la Tenuta di Passerano ha riaperto i cancelli ai visitatori e lo ha fatto grazie a una nuova logica aziendale che punta ala valorizzazione dell’immenso patrimonio zootecnico, archeologico e ricettivo che offre l’intera struttura. Da qualche anno qui si produce carne, latte e olio, prodotti di alta qualità a chilometro zero che attirano ogni giorno numerosi clienti da ogni parte del territorio. Negli anni la produzione è aumentata grazie all’adozione di efficienti pratiche nella conduzione e gestione del bestiame e a una politica commerciale rispondente ai bisogni manifestati dalla clientela con un orario prolungato per la macelleria indoor.

E la produzione non si ferma qui.

Nell’ultimo evento tenutosi sabato 6 aprile nell’ambito della manifestazione “Città della cultura nel Lazio”, il direttore Mauri ha annunciato nuove importanti novità. A cominciare dall’avvio dei lavori per la realizzazione di un nuovo caseificio aziendale. Oggi la tenuta si affida a un’azienda di Corcolle per la produzione del formaggio, ma nel prossimo futuro il formaggio con marchio Passerano potrebbe diventare realtà. E non sarà il solo. Tra i progetti, già in fase avanzata, c’è anche l’idea di un nuovo pastificio a chilometro zero, con la semina e messa a dimora del grano e la collaborazione con aziende campane per la commercializzazione dei prodotti.

Ma oggi Passerano non è solo zootecnica ma anche “meta turistica”. Sono stati ultimati nei mesi scorsi i lavori per il completamento di 20 posti letto che, in attesa dei pareri degli enti regionali, sono pronti già da questa estate a ospitare i primi visitatori. Entro Pasqua inaugurerà la prima area pic nic, con un nuovo spazio attrezzato per bambini e famiglie che potranno godere delle bellezze di questo luogo all’area aperta e a contatto con gli animali, tra mucche e cavalli. Così la fattoria diventa gioco e didattica e si inserisce all’interno di un programma educativo con le scuole a cui la direzione della Tenuta sta lavorando da anni. Mauri, che è anche docente presso un istituto di scuole superiori, ha avviato in collaborazione con il Ministero un progetto con le scuole del Lazio e della Campania di “alternanza scuola-lavoro”. Un’idea che supera in parte il concetto di fattoria didattica e che nell’ambito di un gemellaggio tra istituti laziali e campani vuole offrire ai ragazzi gli strumenti e le nozioni per la gestione di un’azienda complessa come Passerano. Di seguito le parole del direttore in un video girato dalla nostra redazione nell’ultimo evento di sabato.

Le idee e iniziative messe in campo dal nuovo direttore sono sicuramente una grande notizia non solo per Gallicano ma per tutto il territorio. Passeranno rappresenta la nostra identità. Per troppi anni ci siamo interrogati sul da farsi, ora è giunto il momento di credere in un progetto di valorizzazione. Saremo al fianco del direttore e della società in questa nuova idea di rilancio che si apre al territorio e offre un motivo in più per visitare il nostro splendido territorio.

Il sindaco di Gallicano nel Lazio, Pietro Colagrossi.


IL CASTELLO DI PASSERANO

Il Castello di Passerano è situato a circa 2 km sulla sinistra del km ventiseiesimo della via Prenestina, su un poggio isolato della Campagna di Gallicano nel Lazio, da cui domina la vallata tagliata da due fossi: Acqua Nera e Passerano. Le sue origini si fanno risalire al X secolo in virtù del fatto che viene menzionato in una bolla del Pontefice Leone VII in cui si attesta che il fondo era di proprietà del monastero di Subiaco, che proprio alla fine del X secolo aveva rilasciato il permesso di costruirvi il castello. La rocca, negli anni, fu di proprietà di potenti famiglie quali i Colonna e i Rospigliosi.

Nel 1058 in questo castello fu ospite per un anno l’antipapa Benedetto X. Sconfitto dal Papa Nicolò II si rifugiò in seguito a Gaeta. A questo punto il castello di Passerano passò al Monastero di San Paolo, sotto il diretto controllo di Gregorio VII e proprio in questo periodo la Chiesa lo usò come prigione. Infatti, nel 1121 vi fu imprigionato l’antipapa Gregorio VIII e nel 1255 il senatore bolognese ghibellino Brancaleone di Andalò, ostile alla nobiltà romana. Agli inizi del XV secolo il castello, con alcuni pretesti legati alla scarsità della rendita e alle eccessive spese di manutenzione, fu sottratto al monastero di San Paolo e affidato da Martino V alla potente famiglia dei Colonna, di cui egli era membro.

COSA VISITARE

Una costruzione tipicamente medioevale, a pianta quadrangolare, con all’esterno una doppia cinta di mura merlate di tipo ghibellino, finalizzate ad avere un triangolo molto stretto e avente una forma allungata in cui sono intervallate numerose torri di guardia. Sul lato corto del triangolo è situata la zona residenziale, un’alta torre circolare alla quale è addossato il corpo di fabbrica stretto e lungo. Gli ingressi erano due, il primo costituito dalla porta principale di nord-ovest, fiancheggiata da due torri, da cui si accedeva alla porta in bugnato del secondo recinto in cui si evidenziano rifacimenti rinascimentali. Il secondo ingresso è rappresentato da una rampa sostenuta da un arco che permette l’accesso al piano nobile del palazzo dove, accanto ad una torre quadrata, appartenente al nucleo più antico, si innalzano il maschio ellittico del XIV secolo e le torri circolari di epoca rinascimentale. Fuori dalla porta del maniero fu edificata anche una chiesa dedicata a San Benedetto, come attestato dalla bolla di Papa Giovanni XVIII.
Oltre al Castello di Passerano, nell’area ricadono un lungo tratto dell’Antica via Prenestina, perfettamente conservato, ma anche siti di straordinario interesse, come l’estesa necropoli di tombe ipogee a camera sul Colle Sant’Angeletto, riportata alla luce tra il 1994 ed il 2014 e databili fra il VII e il III sec. a.C; importanti resti di ville, cisterne, impianti produttivi, canalizzazioni di età romana, collegati da percorsi viari, con tanto di ponti, che corrono affianco a tombe e aree sepolcrali, attraversa l’intera Tenuta.

LA STORIA

Un interessante inventario agronomico manoscritto, del tempo di Nicolò Ludovisi Boncompagni, oggi conservato presso la Biblioteca Casanatense “Descrittione del territorio di Zagarolo, Colonna Gallicano, e Passerano” composto da Andrea Carone nel 1637, costituisce una fonte preziosa per la ricostruzione della storia della Tenuta fino alla prima metà del 1600. Infatti, essendo diminuita la sua importanza strategica, il maniero decadde ed ormai in rovina fu ceduto nel 1622 alla famiglia Ludovisi per poi passare alla famiglia Rospigliosi. 
Nel 1923 il Castello fu ceduto al barone Paolo Marzi Quintieri che cura gli interventi di restauro nel 1968. Paolo Quintieri lo rilevò insieme a circa 900 ettari di terreno così l’edificio venne a trovarsi al centro di una notevole tenuta agricola.
Il Barone Giovanni Paolo Quintieri, in punto di morte a Rapallo il 18 agosto 1970 lascia, per volontà testamentaria, tutto il suo patrimonio mobiliare e immobiliare all’istituto “Paolo Colosimo” per ciechi di Napoli dove la madre, Evelina Casalis, aveva sempre prestato la sua opera di volontaria e benefattrice. Il testamento del barone Quintieri stabi­lisce che il lascito serve a mantenere il Co­losimo e i suoi ospiti non vedenti. Ma non dice come debba essere amministrato. Il condominio di Roma, i castelli, le ville, le tenute e quant’altro vengono quindi affi­dati alla Sauie, Società anonima urbana in­dustria edilizia srl, una vecchia scatola cre­ata dal barone proprio per gestire l’immo­bile di via Panama, che passa anch’essa sotto il controllo della Regione Campania e diventa la stanza dei bottoni per ammini­strare un patrimonio di centinaia di milio­ni di euro (…) Quale però sia il rendimen­to di questo incredibile tesoro, è un capito­lo a parte(…) All’inizio degli anni Duemila inizia una battaglia a suon di interrogazio­ni condotta da un consigliere regionale di An, in seguito passato all’Udc, Salvatore Ronghi. Denuncia che l’Istituto per i cie­chi ha ricevuto per vent’anni soltanto le briciole: 600 milioni di lire l’anno, per giunta soldi versati dagli enti locali e non proventi dell’eredità Quintieri. Che le pi­gioni sono ridicole, e porta l’esempio di un appartamento di cinque stanze al pia­no nobile di via Partenope affittato per an­ni a 85.535 lire al mese (…)Che «a seguito di tale, a dir poco, disinvolta amministra­zione », gli eredi della famiglia Quintieri hanno fatto causa per rientrare in posses­so dei beni «così malamente utilizzati».
Ma Ronghi non si ferma a questo. Chie­de di conoscere come sono gestite le azien­de agricole, e perché 38 ettari di terreno in quella laziale sono stati affittati alla socie­tà Aviocaipoli, per realizzare una pista di volo per aerei ultraleggeri, a un canone provvisorio di 5 mila euro l’anno. Chiede di sapere il motivo per cui si spendono centinaia di migliaia di euro di consulen­ze. Chiede chiarimenti sulla lievitazione dei costi di alcuni appalti per sistemare lo­cali. E cita come esempio di gestione «falli­mentare » un fatto incredibile: la vendita di 30 mila bottiglie di vino Doc prodotto dall’azienda agricola marchigiana al prez­zo di un euro l’una, «a fronte di un valore che va da 5,50 a 12 euro, con una perdita secca di 200 mila euro». Un quadro, quello dipinto da Ronghi (…) stupefacente. Condito da una quanti­tà incredibile di particolari sconcertanti, come quello di un presunto furto di 37 vacche dalle stalle di Passerano, dove se­condo un’altra sua interrogazione presen­tata a febbraio del 2009 sarebbero morti «oltre cento capi di bestiame».

IL PERICOLO DELLA SPECULAZIONE

Alla gestione, diciamo così, “poco oculata” della Regione Campania si affiancano poi i progetti speculativi in Comune. La giunta comunale di Gallicano nel Lazio approva, nell’aprile 2013, un Project financing di 50 milioni di euro per la costruzione di un cimitero comprensoriale da 120 mila loculi da realizzarsi nella tenuta di Passerano.
La popolazione ignara dell’iniziativa si solleva e, nella generale indignazione, partono diffide di Italia Nostra, del Comitato per Gallicano, della locale Università Agraria e di altri comitati ed associazioni cosichè il comune, trovandosi a ridosso delle elezioni locali, decide di sospendere la delibera.
La stessa azienda di Passerano invia una lettera chiaramente in disaccordo con la proposta!!
Dopo l’insediamento della nuova Giunta nel maggio 2013, l’opposizione richiede a novembre la convocazione di un Consiglio straordinario per discutere il tema Cimitero. Al vivace e movimentato consiglio partecipano numerosissimi cittadini e anche Urbano Barberini, consigliere di Italia Nostra e Gianni Innocenti di Legambiente Tivoli (4).
Il sindaco ammette la possibilità di errori ed il progetto va nel dimenticatoio fino ad Aprile 2014, quando con la delibera 50 della Giunta Comunale di Gallicano nel Lazio, si conferma (!!!!) l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera.
A seguito di ciò, per la tutela e il rispetto delle leggi di salvaguardia, i consiglieri di opposizione inviano tutta la documentazione prodotta alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, la Guardia di Finanza, i principali rappresentanti del governo italiano ed europeo, le Procure di Tivoli, Roma, Napoli e Lazio, tutti i gruppi consiliari della Regione Lazio, la Regione Campania (proprietaria della tenuta), il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri della Regione Lazio, di Palestrina, Gallicano nel Lazio, oltre alla Questura di Roma, etc..
La documentazione inviata il 23 giugno 2014 riporta tutta la storia e atti documentati di cui si chiede verifica: il progetto salta.
Ma non è finita qui. Infatti è in piedi un’ altra proposta devastante del Comune di Gallicano: la proposta di realizzazione per una centrale a biogas vicino al cimitero cioè sempre all’interno della storica Tenuta Agricola.
La proposta del 2008 riceve dalla Regione Lazio nell’ aprile 2013 l’autorizzazione per la Valutazione di Impatto Ambientale!!!!.
Si scatena a Gallicano la reazione dei cittadini che attraverso varie associazioni (Comitato per Gallicano, Associazione di Valle Martella e altre) organizzano incontri e manifestazioni di protesta e di informazione sugli aspetti nocivi per la salute e per il territorio che la centrale a biogas comporterebbe fino all’incontro di febbraio 2014 con la Commissione Ambiente della Regione Lazio.
Nel marzo 2014 una fiaccolata per le vie di Gallicano conta 400 cittadini che sfilano pacificamente contro la costruzione del Mostro a biogas.
Si susseguono riunioni, Consigli, eventi di protesta.

Le due ipotesi di speculazione vengono scartate prima grazie ad una dichiarazione di interesse storico-artistico della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Mibact, poi dall’inserimento dell’area fra i beni demaniali di interesse culturale della Regione Campania, proprietaria dell’area, che con una nuova Amministrazione alla guida dell’Ente decide di avviare una gestione diversa per Passerano, proprio come chiedeva il barone Quintieri.
Oggi la collaborazione con l’Istituto Colosimo è solo uno dei tasselli di una politica di rilancio di Passerano che, per anni nel mirino di imprese e di speculatori di varia natura, torna a difendere la propria vocazione, anche in forza del vincolo apposto dalla Soprintendenza su tutta l’area, riconosciuta di interesse storico-artistico e, pertanto, inserita fra i beni demaniali di interesse culturale e monumentale della Regione Campania e sottoposta a tutte le disposizioni di tutela e salvaguardia con decreto Regione Campania n. 19 del 21 maggio 2018 a firma dell’avv. Rossana Giordano dirigente  UOD del Demanio Regionale.

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