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Calcio, il flop della Roma ai Mondiali: solo 2 convocati oltre i sedicesimi

a cura della redazione

L’Italia, a questi Mondiali, sta a guardare. Come tutti sappiamo la nazionale azzurra non si è qualificata, ma la Serie A resta comunque discretamente rappresentata nella rassegna iridata ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico. La Roma, in particolare, aveva salutato la partenza di ben cinque suoi giocatori, terza forza del campionato per convocati alle spalle di Milan (dieci) e del duo Inter-Juventus (sette a testa). Un bel biglietto da visita, che però il torneo ha ridimensionato: dei cinque giallorossi, solo due sono riusciti a spingersi oltre i sedicesimi di finale. Vediamo però come se la sono cavata i giocatori romanisti in questa particolare edizione del campionato del Mondo.

Chi si è fermato subito

Il primo a salutare la competizione è stato Zeki Celik. La sua Turchia, guidata dall’ex tecnico giallorosso Vincenzo Montella, ha vissuto un girone da incubo: sconfitta inattesa all’esordio contro l’Australia, poi il ko con il Paraguay che ha sancito l’eliminazione con un turno d’anticipo. Un’uscita di scena amara, addolcita solo in parte dall’orgoglio nell’ultima, ininfluente sfida, contro gli Stati Uniti. Per il terzino, insomma, un Mondiale finito ancor prima di entrare nel vivo, con due presenze da titolare nelle ultime due gare del girone.

Il derby giallorosso e l’uscita di Malen

Più avanti si è consumato un piccolo derby in salsa iridata. Ai sedicesimi, infatti, il Marocco di Neil El Aynaoui ha incrociato l’Olanda di Donyell Malen, con due romanisti di fronte. A spuntarla sono stati i nordafricani, capaci di eliminare gli orange ai calci di rigore e di staccare il pass per gli ottavi. Un’eliminazione che pesa soprattutto per l’attaccante. Per El Aynaoui e il Marocco, anche l’edizione 2026 del Mondiale è da ricordare, arrivati ai quarti di finale, battuti solo da un’irresistibile Francia. E per il centrocampista della Roma è stata un’esperienza fantastica, con prestazioni da urlo, presente in 6 partite su 6 del torneo iridato.

Il più discusso e chiacchierato rimane sempre Donyell Malen, a secco di gol in questa spedizione. Le previsioni sui goleador e le quote sul capocannoniere del Mondiale davano inizialmente credito anche al centravanti giallorosso, ma aver giocato più da ala che come prima punta ha inevitabilmente penalizzato l’attaccante dell’Olanda, eliminata ai sedicesimi di finale dal Marocco: un match in cui Malen non ha ottenuto nemmeno un minuto in campo e che nelle gare precedenti ha visto solo il cartellino timbrato con pochi minuti nel finale di gioco.

Discorso diverso, ma epilogo identico, per Evan Ndicka. La sua Costa d’Avorio, dopo aver conquistato il secondo posto nel suo girone, alle spalle della Germania, è riuscito ad ottenere la prima storica qualificazione alla fase a eliminazione diretta, ma ai sedicesimi si dovuta arrendere alla Norvegia trascinata da Erling Haaland. Il difensore giallorosso però è rimasto a guardare senza mettere piede in campo nemmeno un minuto in questo torneo.

Chi porta alta la bandiera

Tra i tanti giocatori che hanno scelto Roma per la propria carriera, e spesso anche per i meravigliosi paesaggi e viste mozzafiato che il Lazio offre, c’è anche Manu Konè, ingranaggio prezioso di una Francia che ha impressionato. Dopo il netto 3-1 al Senegal all’esordio, i transalpini hanno proseguito la loro corsa, con il mediano stabilmente al centro del progetto, sebbene da gregario, ma importantissimo per l’economia di una delle squadre più forti del mondo. Perciò a salvare l’onore giallorosso ci hanno pensato in due. Così come Koné anche El Aynaoui è stata l’autentica rivelazione di questo Marocco. Il centrocampista ha giocato titolare fin dall’esordio, quando i suoi hanno messo alle corde il Brasile di Carlo Ancelotti (altro grande ex della Capitale) strappando un 1-1 pesantissimo, per poi trascinare la squadra oltre il girone e ai sedicesimi.

Un bilancio in chiaroscuro

Che lettura darne, allora? Da un lato c’è la delusione per numeri che promettevano di più ma dall’altro la soddisfazione di vedere due proprie pedine protagoniste tra le squadre che contano. Per la Roma, del resto, avere così tanti giocatori a un Mondiale resta un segnale di prestigio, al di là del rendimento delle rispettive nazionali. Va poi ricordato che un torneo così lungo e dispendioso può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Chi arriva in fondo rientra alla base più tardi e più affaticato, con il rischio di pagare dazio nella prima parte di campionato.