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Depredato delle canne per fare munizioni, la storia di rinascita dell’antico organo di Capranica

A San Cesareo

E’ uno degli organi più antichi dei Monti Prenestini, e dopo un accurato restauro è tornato a suonare. Questa è la storia del bellissimo organo di Capranica Prenestina. Tutto ebbe inizio nel 2016 quando, a conclusione dei radicali restauri che interessarono la chiesa di S. Maria Maddalena in Capranica Prenestina, anche l’antico organo situato sulla cantoria sopra il portale di ingresso tornò a suonare. L’evento fu celebrato con la visita dell’allora vescovo di Palestrina, sua eccellenza mons. Domenico Sigalini, festosamente accolto dalla popolazione locale, a cui seguì il concerto inaugurale, primo di una lunga serie di concerti d’organo che a tutt’oggi si tengono a Capranica.

Da diversi decenni lo strumento era ormai silente per le deprecabili condizioni di abbandono in cui versava e per il saccheggio di numerose canne perpetrato per ricavarne piombo da munizioni. L’ultimo intervento effettuato risaliva al 1933, quando l’organaro Paolo Quaresima di San Vito Romano ricostruì la tastiera e la pedaliera, aggiungendo quattro note cromatiche al basso. Nella relazione redatta nel 1961 per la visita pastorale del vescovo di Palestrina, il parroco di allora scrisse: «L’organo è ormai in condizioni non recuperabili». Fortunatamente, negli ultimi anni si sono fatti molti progressi nel recupero degli organi antichi. Ciò è stato possibile grazie anche all’impegno del parroco di Capranica, don Davide Martinelli, al sostegno finanziario della CEI e della Diocesi di Palestrina e al paziente lavoro dell’organaro Claudio Pinchi, che ha effettuato il restauro, riportando lo strumento al suo aspetto originario. Contemporaneamente al recupero del pregevole manufatto, si sono effettuate approfondite ricerche presso l’archivio storico diocesano di Palestrina e l’archivio di Stato di Roma per svelarne la storia e soprattutto il nome dell’artefice.

Il contratto per la costruzione dello strumento venne redatto il 31 agosto 1750 dal notaio Angelo Mastricola di Palestrina e sottoscritto dall’organaro Angelo Gaetani di Affile (1711-1788) e dai deputati della chiesa di S. Maria Maddalena, nelle persone dell’arciprete don Filippo Orsi, del cappellano Angelo De Luca, del sacerdote e maestro di scuola don Angelo Pantoni e del signor Filippo Pelliccioni. Angelo Gaetani, per la somma complessiva di 250 scudi romani ripartiti in quattro rate, si impegnava a costruire un organo a dieci registri (PrincipaleOttavaXVXIXXXIIXXVIXXIXFlauto in OttavaVoce umana e Contrabbassi al pedale per un totale di 390 canne), con una tastiera di 45 note con prima ottava corta, una pedaliera in sesta di 9 note, somiere a tiro e tre mantici a cuneo. Il tutto secondo un progetto allegato al contratto e redatto dall’organaro romano Lorenzo Alari (1692-1780ca).

Lo strumento fu molto utilizzato nel corso degli anni, sebbene il clima particolarmente freddo e umido di Capranica non contribuisse affatto alla sua conservazione. I tre mantici a cuneo, costruiti in legno e pelli, deperirono molto velocemente e furono sostituiti nella prima metà dell’Ottocento da un nuovo mantice a lanterna, eliminato nel recente restauro e attualmente esposto lungo la navata laterale della chiesa insieme ad altri componenti non originari dell’organo. Un ulteriore intervento di riparazione è documentato nel 1856. Ad eseguire il lavoro fu Emilio Mampieri, organaro di San Vito Romano, che per 13 scudi provvide ad eliminare i numerosi difetti causati da un clima eccessivamente umido. Dai documenti amministrativi rinvenuti sappiamo che la chiesa disponeva di un organista regolarmente stipendiato con uno scudo al mese. Dopo l’unità d’Italia, con l’introduzione della lira, il corrispettivo stipendio fu tramutato in 5 lire al mese. Tra i vari organisti che dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi anni del Novecento si avvicendarono a tale incarico si ricordano Luigi Cialdea, Giosafat Duca, Pietro Rita e Antonio Duca.

A Segni

Nel recente restauro si è provveduto a rimettere in forma, reintegrare, ripristinare, recuperare e ripulire le canne superstiti e a ricostruire quelle mancanti sul modello delle originali. Sia il somiere maestro che quello di basseria sono stati aperti, sottoposti a trattamento antitarlo, spianati, rimpellati e reintegrati nelle parti mancanti. Anche la tastiera, la pedaliera e i mantici a cuneo sono stati ricostruiti sul modello originario. È stato inoltre ripristinato il dispositivo di alzamantici a corde e installato un moderno e silenzioso elettroventilatore. Anche l’Usignolo e il Rollante sono stati ripristinati. La meccanica è stata ricostruita riutilizzando alcuni componenti di quella già esistente. Particolare cura è stata poi impiegata nella fase finale di intonazione e accordatura, con l’intento di recuperare il diapason originario dell’organo (416 Hz. a 16°). Si auspica che negli anni a venire tale strumento possa continuare a far sentire la sua voce e a deliziare fedeli e musicofili. Ciò grazie soprattutto alla disponibilità di tutti quegli organisti che vorranno contribuire con la loro arte alla valorizzazione di questo pregevole manufatto (Scritto da Andrea Panfili).

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