Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Castel San Pietro, i tesori nascosti dell’antica acropoli di Praeneste

a cura della redazione

 

nel numero della nuova rivista online del Museumgrandtour, l’arecheologo prenestino Andrea Fiasco svela nuovi dati e interessanti scoperte emerse dalle indagini archeologiche nel parco della Memoria di Castel San Pietro Romano

Nel corso del 2020 – si legge nell’analisi del dottor Fiasco – a Castel San Pietro Romano sono state eseguite indagini archeologiche nell’ambito di un progetto di riqualificazione del giardino pubblico1 denominato Parco della Memoria. Il Parco è collocato nel settore nord-occidentale dell’abitato urbano del Borgo, in località “Torricelle” . Si tratta del versante della cima del Monte Ginestro che si affaccia verso Roma e il suo suburbio orientale, l’area tiburtina e parte dei Colli Albani.

a Palestrina

Il toponimo è un chiaro riferimento ai resti del sistema di torri di avvistamento che scandivano le fortificazioni medievali del Borgo, in questo punto parzialmente stravolte dalle trasformazioni moderne. L’intera superficie del centro storico del paese di Castel San Pietro Romano corrisponde infatti all’antica acropoli della città di Praeneste, un’area di particolare importanza nella topografia sacra dell’abitato urbano antico, sede di riti augurali e auspicali nonché di culti offerti a Giove e a Marte . L’abitato antico infatti si divideva in due distretti, quello propriamente urbano distribuito sul dorso del Monte Ginestro (Palestrina) e l’arx collocata sulla sua sommità (Castel San Pietro Romano). Essi erano uniti da una cinta muraria in opera poligonale (poi ripristinata nel periodo medievale), edificata, sulla base dei dati raccolti durante recenti indagini archeologiche effettuate su un tratto delle mura, fra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del V a.C5.

a Palestrina

Il quadrante delle “Torricelle” in età antica fu interessato da un’intensa attività estrattiva del calcare locale, impiegato per la costruzione dell’anello di mura in opera poligonale che cinge l’acropoli6 . Si tratta di tracce evidenti della coltivazione del banco a scopo estrattivo. I tagli visibili presentano, a distanza pressoché regolare, le linee di incisione ricavate sulla pietra a partire dalle quali, mediante l’uso di zeppe di legno imbevute d’acqua, le maestranze procedevano all’estrazione del materiale. Da questa zona di cava furono verosimilmente estratti parte dei blocchi utilizzati per la costruzione dell’anello delle mura delimitante l’acropoli. La posizione della cava infatti, le cui tracce sembrano estendersi fin sotto l’adiacente Via Vittorio Veneto e ancora nell’area del sottostante “Teatro Belvedere di Ponente”, doveva risultare molto favorevole in quanto posizionata in uno dei punti più alti della superficie dell’acropoli, dal quale doveva risultare comodo trasportare i singoli elementi lungo tutto l’anello delle mura sottostanti, attraverso sistemi di rotolamento e scivolamento sui quali oramai, con gli studi scientifici degli ultimi decenni, siamo ben a conoscenza8 , per poi essere singolarmente presi in carico e messi in opera.

L’intensiva attività di cava del calcare ha modificato estesamente l’orografia naturale del terreno, dando vita al plateau che attualmente caratterizza l’aspetto attuale del paesaggio su cui si erge l’abitato urbano di Castel San Pietro Romano.

Nel livello inferiore del Parco, sul versante nord-est, le indagini hanno permesso di documentare invece un contesto archeologico pluristratificato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: