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Cave, caso Giacchetta: “Chi era in servizio quella notte parli”

Dopo due archiviazioni che ipotizzavano un suicidio al quale non aveva creduto nessuno, la procura di Roma ha riaperto l’indagine sulla morte di Marco Giacchetta, il 25enne operatore ecologico di Cave trovato cadavere il 21 settembre del 2015.

A Cave

Oggi la mamma di Marco è tornata ad appellarsi via Facebook alle forze dell’ordine che erano in servizio in quel drammatico giorno, per fare luce su una vicenda con tanti punti oscuri.

“È arrivato il momento di rivolgermi a chi stava in servizio dentro quelle caserme a Palestrina e Cave, ma non solo. A chi, tra di loro, che stava dietro le quinte di quel vergognoso teatrino, sono apparse chiare ed evidenti le anomalie dello “strano suicidio” di mio figlio. A chi tra di loro ha raccolto le “confidenze” circolate in paese.  A chi, tra di loro, ha notato insabbiamenti nelle indagini, soprusi ed abusi. A chi, tra di loro, non è sfuggita qualcosa di importante che invece allora era stata valutata troppo superficialmente”.

“Ho fatto appelli ed ho pregato tutti quelli che hanno visto, a chi ha sentito, agli “amici”, ai papà e alle mamme come me, con il cuore in mano, invocando pietà. Ho pregato tutti di aiutarmi, no, non proprio tutti. Eppure qualcuno di voi dovrà in pur credere e perseverare nella Giustizia. Mi appello a voi affinché facciate un passo avanti. Qualcuno di voi porterà onore con coraggio alla divisa che indossa? In attesa che venga fissata l’udienza camerale per l’opposizione”.

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