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Chiude l’impianto di bitume di Laghetto: rigettata l’istanza presentata al Tar

a cura della redazione

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto il ricorso dell’azienda che produce conglomerati bituminosi a Laghetto e confermato l’operato dell’Amministrazione comunale di Monte Compatri che aveva intimato a una delle principali aziende a ridosso di via Casilina la cessazione immediata dell’attività di produzione di conglomerato bituminoso, oltre alla demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi. 

A PALESTRINA

“Si tratta di una sentenza storica per tutta la comunità di Monte Compatri in particolare per quella di Laghetto e Pantano che conferma la correttezza dell’azione amministrativa – spiega il sindaco di Monte Compatri, Francesco Ferri – Avevamo preso degli impegni nei confronti della cittadinanza e oggi festeggiamo questo risultato che conferma la linea di questa Amministrazione comunale sulla vicenda cave e impianti di bitume. Un ringraziamento per aver portato avanti la complessa attività istruttoria agli uffici Urbanistica, Cave, Suap, Affari Legali, Segretario Comunale e agli avvocati incaricati. Un’attività coordinata e puntuale che senza alcuna ambiguità o pregiudiziale ha messo l’ambiente e la salute pubblica davanti a tutto”.

Nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi, i giudici amministrativi hanno confermato l’incompatibilità con la destinazione urbanistica dell’area di attività industriale e produzione di conglomerato bituminoso, esercitata tramite lavorazione di materiale non proveniente della cava in quanto svolto mediante recupero del “fresato” da pavimentazioni stradali.

a Zagarolo

In altri termini si tratta di un impianto che ha svolto negli ultimi anni, un’attività del tutto slegata dall’originaria attività estrattiva esercitata in loco.

L’Amministrazione comunale sin dai primi giorni del suo insediamento ha monitorato attentamente la situazione. La verifica straordinaria avviata prende spunto dall’art. 31 della Legge Regionale n.7 del 2018 in materia di cave in cui è possibile effettuare “verifiche straordinarie” e che richiama l’art. 16 della L.R. 17/2004, in cui le società stesse sono tenute a consegnare tutta la documentazione al fine di verificare principalmente la regolarità amministrativa dell’attività, con possibilità di irrogare sanzioni e la conformità dello stato di fatto della cava in esercizio rispetto al progetto (piano di coltivazione e recupero) autorizzato nella convenzione.

Una storia lunga quelle delle cave di Laghetto, iniziata negli anni 60 con le prime cooperative e decine di famiglie arrivate in particolare da Alfedena in Abruzzo per lavorare nei siti estrattivi per la realizzazione dei sampietrini delle strade della Capitale. Con il passare del tempo e la crisi del settore, però, dove veniva eseguita l’attività estrattiva si sono insediati anche impianti di conglomerato bituminoso e il tema delle immissioni in atmosfera dei fumi provenienti dagli impianti è uno dei più sentiti nella frazione di Monte Compatri.

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