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Ciatuzzu, la storia di un bambino che ha perso la mamma: sabato la presentazione a Palestrina

a cura della redazione

 

Dopo i “Cannoli di Marites”, “Ciatuzzu” è il nuovo libro di Catena Galeano Fiorello che il Circolo Culturale Prenestino Roberto Simeoni, in con collaborazione con la Demea eventi culturali, presenterà sabato 11 alle ore 17 presso la sala convegni dell’Albergo  Stella di Palestrina.

Ciatuzzu perde sua mamma a soli 9 anni. Ciatuzzo dovrà crescere rapidamente. Siamo nella Sicilia degli anni sessanta e non c’è tempo per essere bambini.

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Un libro che attraverso la storia di una famiglia di emigranti siciliani ci fa rivivere  l’Italia del boom economico, costruito anche sulla fatica e i sacrifici dei tanti che, come il padre di Ciatuzzu emigrarono in Belgio, attratti, come gli emigranti di oggi, dalle possibilità di lavoro e dai vantaggi che allora  offriva il lavoro in miniera. E’ anche il racconto della violenza che tante troppe donne già allora dovevano subire da parte di uomini padrone, a cui bambini come Ciatuzzu assistevano, e ancora oggi assistono, in silenzio. Cambiano i luoghi, cambia il tempo ma una frase forse è rimasta uguale a se stessa: “veni cca, c’è postu pi tutti, e ‘a paga  è buona”. E il “cca” per il padre di Ciatuzzu è nelle miniere di Charleroi in Belgio, il “pays noir”, “paese nero” come veniva chiamato. E come non ricordare Marcinelle, che di Charleroi è un sobborgo, che proprio negli anni in cui il padre di Ciatuzzu era lì come emigrato a lavorare in miniera fu colpito da una tragedia che costò la vita a 262 minatori, in parte italiani.

Insomma Ciatuzzu di Catena Galeano Fiorello può benissimo far parte di quella letteratura “sociale” che ha illustri precedenti dai  Malavoglia di Verga alla Cittadella di Cronin. Ma un sociale  che incontra le emozioni. Quelle di un figlio che perde troppo giovane la propria madre, una madre che, anche da morta, comunque stava sempre con lui. Bastava che la cercasse con “l’occhio del cuore”

“To matri è sempri cu tia. Basta ca ‘a cerchi cu l’occhi du cori. Cunta sulu chistu. U capisti?”

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