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Colleferro, “dietrofront”: chiude la discarica. Una nuova indagine e processo in vista

Colleferro, “dietrofront”: chiude la discarica. Una nuova indagine e processo in vista


Nuovo sopralluogo delle autorità giudiziarie dopo la morte di Giuseppe Sinibaldi. Si rischia emergenza a Roma

Oggi Ama informa che, in merito al tragico incidente dello scorso 9 novembre, la discarica di Colleferro gestita da Lazio Ambiente (società 100% di proprietà della Regione Lazio) che è rimasta chiusa nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 novembre e poi, per ottemperare alle prescrizioni delle autorità competenti, da giovedì 14 novembre a martedì 19; dopo la riapertura di oggi, ha comunicato alle h 17:55 quanto segue: “Oggetto: disposizione di chiusura della discarica. In merito al sopralluogo effettuato in data odierna dalle Autorità Giudiziarie, al fine di permettere in piena trasparenza le verifiche richieste, si comunica la chiusura immediata della discarica fino a data da destinarsi”.

La chiusura della discarica, giunta dopo oltre 10 giorni di totale e/o parziale interruzione del servizio, comporta che circa 2.000 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati non potranno essere raccolti da AMA per indisponibilità, allo stato, di siti alternativi di conferimento.

AMA ha allertato le autorità competenti al fine di scongiurare il determinarsi di una situazione di emergenza e di eventuale rischio igienico – sanitario, richiedendo l’immediata individuazione di uno o più siti alternativi.

A proposito di Magistratura, venerdì 15 novembre il Comitato Residenti Colleferro è tornato al Tribunale di Velletri per una nuova udienza. Le ipotesi di reato, consumati nel 2014 all’interno di colle Fagiolara e denunciati da questo Comitato, riguardano la propagazione incontrollata di miasmi nocivi e l’attività abusiva di trasferenza di rifiuti non differenziati (codice CER 200301), la mancata annotazione degli ingenti quantitativi nel registro di carico/scarico e il mancato trattamento dei rifiuti presso uno stabilimento, allo scopo di lucrare sulla tariffa e conseguire un ingiusto profitto.
Tale condotta ha compromesso – e continua a compromettere – il benessere dei cittadini che hanno subìto per anni odori nauseabondi. I miasmi hanno superato – e superano – i limiti della normale tollerabilità, cagionando quotidianamente gravi malesseri agli abitanti.


Il prossimo 6 dicembre  il processo penale sui danni ambientali e alla salute dovuti alle emissioni odorigene si concluderà, dopo 5 anni, con la prevedibile dichiarazione del Tribunale di non doversi procedere per intervenuta prescrizione (ex legge Cirielli). In attesa di conoscere le motivazioni della emananda sentenza rimangono indelebili le contestazione contenute nel capo d’imputazione nei confronti della dirigenza di Lazio Ambiente spa. La prescrizione impedirà  di perseguire penalmente i presunti autori del reato ma getta un’ombra sinistra nella conduzione dell’Ente regionale.

Il secondo filone del processo penale riguarda oltre alla suddetta società anche i titolari di  alcune imprese di trasporto per aver svolto attività abusiva di trasferenza e stoccaggio non autorizzato di rifiuti. La prossima udienza è fissata per marzo 2020.

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