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Colleferro e la cultura delle armi: il passato e il presente dell’industria bellica nel territorio

L’industria bellica è oggi il residuo di un apparato industriale che mentre produceva ed esportava strumenti di morte, produceva e diffondeva sostante che portavano malattia e morte in tutto il territorio circostante.

Come dicemmo anni fa “la morte dentro e fuori”.

Oggi l’innovazione tecnologica, la forte concorrenza, l’impatto di armamenti ipertecnologici rende l’assetto industriale bellico di Colleferro ridicolo rispetto agli allori del passato, ma la cultura delle armi permane, ridimensionata, non più eccellenza italiana come un tempo, da tempo proprietà straniera.

La relazione del Governo per le autorizzazioni alle esportazioni nell’anno 2018 parla chiaro, c’è il crollo dell’interesse per il prodotto locale, ma il signore della guerra non demorde e attende con calma che ci sia una ripresa, qualche nuovo conflitto che gli permetta di risollevarsi.

La Simmel Difesa Spa segue l’onda nazionale riguardo al netto ridimensionamento delle esportazioni di armamenti.

Nel 2018 il paese ha subito un -53,78% rispetto al 2017 (-66,71% rispetto al 2016) di valore di autorizzazioni alle esportazioni passando da circa 10mld di euro a circa 5 mld di euro -erano 14mld di euro circa nel 2016-, cifre che comunque dovrebbero far riflettere su quanto possa essere ghiotta l’economia delle armi, e se il mercato estero è in ribasso allora si passa ad alimentare quello interno. 

Nel 2018 la fa da padrone il Qatar con circa 2Mld di euro di richieste di armamenti dall’Italia -in seconda posizione il Pakistan, in terza l’Egitto-, lo scorso anno il primato spettava all’Arabia Saudita, complice anche la RWM Italia. A lume di naso tutti paesi che i diritti umani non sanno proprio dove siano di casa, alcuni sono anche in guerra e ciò contrasterebbe con la Legge italiana di riferimento, la 185/90, ma si sa in alcuni casi le Leggi vengono lasciate a libera interpretazione.

La Simmel Difesa SpA nel 2018 riceve autorizzazioni alle esportazioni per circa 23,6mln di euro contro i circa 60mln di euro del 2017 e i circa 45,5 mln di euro del 2016. 

Facile intuire che è una azienda in decrescita, difficile intuirne il destino visto che in questo ventennio di insediamento dopo l’acquisizione del comparto bellico della ex Snia BPD, ha visto prima la cessione in mani inglesi, Chemring Group PLC, e da qualche anno in mano ai francesi, Nexter, gruppo societario di proprietà dello Stato transalpino.

La tipologia di produzione è cambiata di poco, i francesi l’hanno acquisita con tutta probabilità per il know how, la Simmel Difesa è l’unica in Italia che produce proiettili per i cannoni navali della Oto Melara, calibro 76/62, oltre a classiche produzioni come le bombe da mortaio illuminanti, 81mm, che schiariscono i cieli di guerra, o la testa di guerra del Missile anti-missile Aster frutto di cooperazione internazionale a cui partecipa anche la AVIO Spa, stabilimento di Colleferro.

Colleferro ha da decenni l’Arabia Saudita come cliente, la stessa di RWM Italia; circa 5mln di euro di spesa dal più grande paese della penisola arabica, un buon 20% del totale autorizzato all’esportazione per il 2018. L’India però si attesta a circa 13mln di euro di acquisti (più del 50% del totale), poi le Filippine, l’Egitto, la Grecia.

Insomma un variegato parco clienti, da più di 100 anni contribuisce a rifornire di armi le guerre, nei decenni passati anche con strumenti poi banditi dalla comunità internazionale come le mine antiuomo, le armi chimiche -nel caso di Colleferro ancora più subdola perché si fornivano ai clienti i test per modificare gli armamenti “convenzionali” forniti come i razzi Firos o i proiettili di ariglieria da 155mm, in vettori chimici-, le cluster bombs.

Un’onta che non potrà mai essere lavata.

Ora in seguito all’intervento del precedente Governo, che con un provvedimento ha posto il veto alla vendita di RWM Italia all’Arabia Saudita, di cui peraltro non si riesce a trovare traccia documentale, ci si attende che si faccia luce anche sulle esportazioni di Colleferro.

Qualcuno ci potrebbe domandare che cosa se ne fa dei lavoratori in caso di crollo delle vendite.

Riconosciamo le complessità e le difficoltà di sviluppare produzioni alternative, proprio per questo come movimenti abbiamo aperto un percorso che punta a costruire una vertenza di tutta la Valle del Sacco con l’obiettivo dare vita ad un modello di società, di uso del territorio, di filiere produttive, non solo compatibile, ma capace di ricostituire gli equilibri ambientali devastati nei decenni passati, di valorizzare le risorse del territorio.

La sfida non è delle più semplici, ma credere nella Vita è la nostra forza.

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