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Contagi al San Raffaele, la replica della Rsa: “Pronti a tamponi ma Regione disse no”


Nella clinica alle porte di Roma dove si sono registrati 138 casi. Alcuni di loro sono residenti ai Monti Prenestini

“Avevamo chiesto subito alla Regione Lazio, sin dal primo caso accertato, di poter processare i tamponi direttamente nella nostra struttura, dove siamo attrezzati con apparecchiature conformi ai protocolli internazionali. I tempi potevano essere molto piu’ brevi, ma la Regione Lazio ha detto di no”. E’ quanto sottolinea Antonio Vallone, amministratore delegato del Gruppo San Raffaele, in merito alla vicenda della casa di cura San Raffaele Rocca di Papa, alle porte di Roma, dove si sono registrati numerosi casi di positivita’ al virus tra gli ospiti e gli operatori. Tutti sottoposti a tampone: “Abbiamo 128 ospiti – spiega – e di questi 69 sono positivi asintomatici, mentre 7 con sintomi sono stati trasferiti in ospedale. Dei 212 operatori, che voglio elogiare per il lavoro che stanno facendo, 16 sono risultati positivi e sono in isolamento domiciliare”.


Ma la situazione, denuncia Vallone, poteva essere gestita meglio “se prima che scoppiasse l’emergenza, cioe’ prima del 3 aprile, giorno in cui sono apparsi sintomi sospetti nel primo ospite, la Regione ci avesse consentito di fare tamponi a tutti e processarli nel nostro laboratorio, avremmo avuto i risultati in quattro ore”. Invece, la richiesta della struttura, risalente al 31 marzo, e’ stata di fatto bocciata dalla Regione da una circolare datata 8 aprile in cui si specifica che i tamponi possono essere processati solo nelle strutture sanitarie di riferimento, che nel caso della Asl 6, che comprende Rocca di Papa, e’ il Campus Biomedico di Roma.

“E’ una struttura di eccellenza – osserva Vallone – ma ricevono migliaia di tamponi al giorno, e’ chiaro che i tempi si dilatano. Il risultato del primo tampone e’ arrivato solo tre giorni dopo, e quelli dei nuovi tamponi che abbiamo subito predisposto il 6 aprile per i pazienti e gli operatori che hanno avuto contatto diretto con il paziente gia’ trasferito sono arrivati il 9”. In ogni caso, aggiunge Vallone, “noi abbiamo seguito le procedure corrette. Gli ospiti esterni non entrano dall’8 marzo, abbiamo isolato i casi riscontrati positivi rispetto a quelli negativi, dedicando loro, in maniera esclusiva, medici e infermieri provvisti di dispositivi per la protezione individuale. Inoltre, e’ stato contestualmente – e sollecitato quotidianamente – richiesto il trasferimento di tali pazienti presso strutture regionali Covid”. La valutazione su quest’ultimo punto, conclude l’ad, e’ ancora in corso: “Si potrebbe anche rendere la struttura centro Covid, ma aspettiamo la decisione della Regione”.

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