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Coronavirus, il Vescovo di Palestrina: “Ho pianto, nessuno potrà però impedirci di entrare in contatto con Dio”


I sentimenti e le disposizioni in una lettera rivolta ai fedeli

In una lettera datata ieri, 8 marzo, e diffusa stamattina in forma pubblica, il Vescovo della Diocesi di Tivoli e Palestrina, Mauro Parmeggiani, racconta la sua personale sofferenza, unita a quella dei fedeli, in questa particolare emergenza del Coronavirus.

“Con poca sofferenza e -. Non mi vergogno nel dirvelo – piangendo, ho inviato tramite Whatsapp a tutti i presbiteri e diaconi di Tivoli e di Palestrina il seguente messaggio: “Purtroppo il decreto è già attuativo. Comprendo il disagio che si creerà spiegando alle persone che non ci sarà la Messa. Tuttavia molti Sindaci si stanno già muovendo per fare attuare il decreto che in realtà era già praticato nelle cosiddette zone arancione ora rosse. Io per ora, in attesa che arrivi una disposizione generale CEI farei così: se arrivano i fedeli gli si spieghi nei modi dovuti che il decreto è arrivato alle 3 di notte ed è bene attenersi ad esso. Le chiese rimangano aperte anche nei prossimi giorni ma solo per visite private. Per i funerali salvo miglior giudizio si faccia solo il rito delle esequie al cimitero alla presenza dei parenti più stretti. Noi continuiamo in privato a celebrare e speriamo che tutto finisca presto. Queste disposizioni sono solo fino al 3 aprile. Quanto al precetto festivo è da me dispensato fino al 3 aprile”.

Il Vescovo aggiunge poi “che anche se per un po’ di tempo non godremo della celebrazione della Santa Messa e delle altre liturgie comunitarie, nessuno, nemmeno il Coronavirus, potrà impedirci di e tirare in contatto con Lui: l’Unico che salva e comprendiamo sempre più essere per noi l’Unico necessario. Personalmente – aggiunge Sua Eccellenza – sono convinto che non poter celebrare insieme l’Eucarestia ci farà comprendere ancor più quale inestimabile dono il Signore ci abbia lasciato. Nelle chiese aperte potremo ugualmente entrare per adorare personalmente l’Eucarestia presente nel Tabernacolo e domandare a Dio di poterci nuovamente presto riunire intorno ai nostri altari. Lo stesso dicasi per le distanze imposteci, l’invito a relazionarci brevemente tra noi ecc. Ci faranno sentire ancor più quale dono siano i fratelli e le sorelle per noi. Ed ancora, per quanti come me hanno la famiglia nella “zona rossa”, sentiremo maggiormente il desiderio di poterla riabbracciare, di poterla rivedere, di rivedere gli amici che scopriamo sempre quando non li abbiamo più a portata di mano…sì forse abbiamo dato per scontato tante cose che ora siamo chiamati a riscoprire”.

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