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Covid, calano i contagi ma preoccupa la nuova variante che somma più sintomi

È

 Xe la variante COVID del momento. Si sente parlare sempre più spesso della nuova mutazione del coronavirus, proveniente con tutta probabilità dall’Inghilterra dove, dopo un sequenziamento, si sono registrati più di 600 casi.

A Palestrina

Xe, come riportato dall’AdnKronosè classificata come una variante ricombinante di Omicron 1 e 2“Non sembra più aggressiva, più mortale e più patogenetica”, ha sottolineato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. E anche la maggiore contagiosità va approfondita. L’Oms ha infatti fatto sapere che le prime stime su questa mutazione suggeriscono che potrebbe essere il 10% più contagiosa di Omicron 2, ma “questo dato richiede ulteriori conferme”.

Intanto però in Gran Bretagna, proprio alla luce delle nuove varianti, il National Health Service ha aggiornato la lista ufficiale dei sintomi del COVID. Ricordando che in alcuni casi sono molto simili a quelli di altre malattie, come il raffreddore l’influenza, si afferma che febbretosseperdita dell’olfatto e del gustomancanza di respiro, sentirsi stanchi o esausti e avere dolori muscolari e ossei sono tra i sintomi. Ci sono anche gli stessi sintomi di Omicron, ovvero il mal di testa, il mal di gola, naso chiuso o che cola, perdita dell’appetito, diarrea e il sentirsi genericamente poco in forma.

Per quanto riguarda il periodo di incubazione, i sintomi si presentano tra i 3 e i 5 giorni dopo il contatto con un positivo, gli stessi delle altre varianti.
Secondo l’ultimo report dell’Oms, la sottovariante Omicron 2 (BA.2) di Sars-CoV-2 è ormai dominante e arriva a sfiorare il 94%.

Al momento, non si riscontrano perdite di efficacia su Omicron 2 rispetto a Omicron 1 dei trattamenti né dei test diagnostici, sia molecolari che rapidi: in sostanza, i tamponi riescono a capire che si è positivi al coronavirus.

Il problema però è che la «sorella» di Omicron è di difficile identificazione, dato che non presenta la «delezione del gene S» caratteristica di Omicron BA.1. In altre parole: si capisce che si è positivi, ma non da quale variante si è stati colpiti.

Per capirlo è necessario sequenziare i campioni e questo implica una capacità di laboratorio che non tutti i Paesi hanno. La mancanza del gene S permetteva invece di sospettare l’appartenenza di un campione alla variante Omicron del tipo «classico» direttamente dal tampone (senza sequenziamento, che viene fatto successivamente).

Non sappiamo ancora se a Xe manchi il gene S. «Xe sarà ritenuta parte della grande famiglia della variante Omicron fino al momento in cui non saranno riportate differenze significative nella trasmissione e nelle caratteristiche della malattia, inclusa la gravità» fa sapere l’Organizzazione mondiale della sanità.

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