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Palestrina, apre il nuovo Covid Hospital. Intervista al direttore generale dell’Asl Roma 5


La sfida del presente e il nuovo programma di rilancio del Coniugi Bernardini. Monti Prenestini ha incontrato il numero 1 dell’azienda sanitaria, Giorgio Santonocito 

Dottor Santonocito quando partirà la nuova avventura del Covid Hospital di Palestrina?

Abbiamo deciso di procedere per step. La prima fase l’abbiamo definita Covid 40 e partirà già domani, con il progressivo trasferimento di 40 pazienti. Abbiamo già allestito 40 posti letto attrezzati, più due posti di Rianimazione. Presumibilmente entro la prossima settimana, quando avremo a disposizione due ventilatori polmonari, allestiremo ulteriori due posti di Rianimazione. A quel punto saremo pronti per la seconda fase che abbiamo denominato Covid 60, che prevede 60 posti letto attrezzati.

Si è parlato però anche di 80 posti letto. È così?

In effetti la disponibilità è di 81 posti letto, ma ragioniamo su un numero di 60 per questioni di tipo tecnico. Potremo cioè trovarci nella necessità di isolare alcuni pazienti e quindi di sistemarli in stanze singole.

Oggi quanti pazienti Covid ci sono a Palestrina?

In questo momento ci sono una dozzina di pazienti Covid e progressivamente porteremo questo numero a 40, a partire da domani appunto.

Perchè la scelta è ricaduta su Palestrina?

Avevamo analizzato con molta attenzione la situazione degli altri ospedali, a partire da Monterotondo, che però è un ospedale più piccolo e soprattutto non ha l’impiantistica di ossigeno di Palestrina, aspetto quest’ultimo che ci ha fatto completamente desistere. Tenga presente che gli ospedali Covid hanno bisogno di una gran quantità di ossigeno che non ha nulla a che fare, per intenderci, con la dotazioni di bombole. È lo stesso ragionamento per cui abbiamo scartato anche Colleferro, che non ha offerto sufficienti garanzie. Non abbiamo considerato a priori Tivoli, che è un Dea di I Livello, un ospedale cioè nevralgico e non potevamo permetterci di trasformarlo in Covid perchè ha un ruolo centrale per tutti gli altri 4 ospedali.

Avete considerato altre soluzioni, come ospedali da campo, edifici o strutture private?

I pazienti Covid sono pazienti molto complessi. Il loro quadro clinico si gioca sulle ore o addirittura sui minuti e non possiamo permetterci di improvvisare ospedali in strutture poco sicure. Qui a Palestrina invece abbiamo delineato tutti i percorsi, cioè tutto quello che succede all’interno dell’ospedale, seguendo le singole linee, dal personale, al cibo, dal pulito allo sporco. Così abbiamo cercato di ridurre al minimo il rischio contagio.

Nella progettazione vi siete avvalsi di consulenze specifiche?

Ieri nella giornata di domenica abbiamo fatto un sopralluogo insieme ad alcuni tecnici specializzati dello Spallanzani al fine di verificare l’idoneità della struttura e la messa in sicurezza di alcune situazioni. Ci hanno sottoposto un lungo elenco di prescrizioni e accorgimenti di cui terremo conto.

Passiamo dunque al tema sicurezza: quali accorgimenti state adottando?

Abbiamo messo a disposizione di tutto il personale, inclusi, per intenderci, anche quelli non diretti dell’Asl, i migliori dispositivi di protezione individuali presenti sul mercato. Inoltre, abbiamo già avviato e porteremo a termine specifici corsi di formazione per la sicurezza del personale, dalla vestizione fino agli accorgimenti medici per il trattamento dei malati. Abbiamo contattato un esperto di bio-contenimento, che continuerà a monitorare il rispetto delle disposizioni per la sicurezza.

Arriverà nuovo personale?

Sì. Domani prenderà servizio uno pneumologo, oggi sono già a disposizione altri due anestesisti. Inoltre il personale infermieristico sarà affiancato da esperti in rianimazione, per rispondere a tutte le eventuali criticità.

Parliamo dei lavori. Cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare?

Abbiamo già realizzato 2 posti di rianimazione e ne realizzeremo altri due già nella giornata di domani, che aspettano però i due ventilatori della Regione Lazio per l’apertura. Parallelamente stiamo avviando importanti lavori al piano 1 dell’ala vecchia dell’ospedale, dove nascerà un nuovo reparto di Rianimazione che sostituirà i 4 posti che stiamo per aprire.

Come funzionerà invece il pronto soccorso No Covid all’esterno?

È una struttura di soccorso in grado di rispondere alle emergenze del momento. Ringrazio la Croce Rossa locale per lo straordinario impegno e sforzo organizzativo messo in campo. È anche grazie alla loro disponibilità se oggi possiamo condurre questa battaglia.

Che ruolo ha oggi Palestrina nella rete degli ospedali dell’azienda sanitaria?

Ha un ruolo cruciale, perchè è il Covid Hospital di questa rete rete. Accoglieremo pazienti della nostra area, ma ci metteremo naturalmente a disposizione di altre eventuali esigenze. L’augurio è che i 60 posti non debbano servire. Colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale per lo straordinario sforzo di questi giorni difficili. Molti di loro, in arrivo a Palestrina, hanno deciso di soggiornare in città. A tale scopo abbiamo svuotato la Pediatria per fare posto a questi ragazzi che entreranno in servizio. Altri invece soggiorneranno presso strutture della Caritas, messe a disposizione gratuitamente.

Che ruolo avrà invece in futuro l’ospedale?

Ne riuscirà rafforzato e non sono solo promesse. L’investimento fatto per la dotazione di nuove strutture e personale è evidentemente una dote concreta che rimarrà quando sarà finita l’emergenza. Il personale che sta prendendo servizio potrà evidentemente scegliere se restare o meno a Palestrina, ma il numero dei dipendenti cambierà e sarà maggiore. Inoltre verrà valorizzato il punto nascita che diventerà così un’eccellenza della provincia di Roma. Si è sempre parlato della mancanza della Rianimazione per un punto nascita così importante, ora la rianimazione c’è e sarà rafforzata. Un segnale evidente di cambiamento, verso un deciso miglioramento dei servizi ai cittadini.

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