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Da Palestrina a Lucignano per Zanardi. Sanclimenti: “Vi racconto i miei anni insieme ad Alex”


“Dovevamo vederci a Valmontone, poi l’incidente”. Monti Prenestini incontra il fisioterapista della nazionale in raduno

Il ciclismo paralimpico nazionale riparte insieme ad Alex Zanardi, almeno virtualmente e nell’affetto dei tanti colleghi, che in questi giorni si sono radunati per la prima volta dopo l’emergenza Covid a Lucignano. Pur non potendo essere materialmente vicini al loro amico, gli azzurri si sentiranno idealmente accanto a lui con la fortissima speranza che arrivino al più presto buone notizie.

Tra di loro, nello staff tecnico, c’è anche un professionista prenestino. Si tratta di Simone Sanclimenti, fisioterapista della Nazionale Italiana di Ciclismo Paralimpico e titolare dell’omonico studio in via Colle Martino a Palestrina. Monti Prenestini lo ha raggiunto telefonicamente direttamente dalla sede del ritiro di Lucignano, che in questi giorni è diventato un luogo di ricordi ed emozioni per Alex, con l’arrivo di giornalisti e fotoreporter da tutta Europa.

Innanzitutto partiamo da questa iniziativa. Come è nata?

È un raduno a tutti gli effetti. A parte i contenuti tecnici, questo evento rappresenta anche una sorta di vicinanza affettuosa, seppur virtuale, ad Alex Zanardi. Siamo stati compagni di tanti avventure, abbiamo condiviso emozioni e tante belle risate. È il nostro piccolo modo di sentirci vicino a lui.

Qual è il rapporto che ti lega Ad Alex?

Sono il suo fisioterapista. Con lui abbiamo condiviso tante medaglie, imprese storiche ed esperienze in giro per il mondo.

È nata anche un’amicizia?

Con Alex è impossibile restare indifferenti. Sono impegnato in Nazionale 100 giorni all’anno, siamo stati fianco al fianco, condividendo anche momenti di forte emozione.

colle martino

Il tuo ricordo più bello?

Quel selfie che ha fatto il giro del Mondo a Rio. In quello scatto io, insieme a Francesca Porcellato, ero al suo fianco condividendo la gioia e lacrime di quel momento. In quell’istante il personaggio era diventato una leggenda. Aveva dato ancora una volta prova della sua forza e del suo carattere straordinario.

Come affrontava le gare? Puoi raccontarci qualche aneddoto?

Ricordo che al Mondiale di Maniago all’ultimo giro ci fu un incidente. In tanti erano caduti e tra questi c’era anche Alex che aveva riportato danni seri alla ruota e al cambio. Nel frattempo due soli ciclisti erano in fuga verso il traguardo. Ricordo che Alex si voltò verso di me chiedendomi quanto distavano i primi due. Per lui, insomma, la gara non era finita, nonostante tutto, anche nelle situazioni più estreme.

Ed è un po’ quello che gli è successo anche nella vita. Quali notizie arrivano dall’ospedale?

Le stesse che avete voi, né più né meno. C’è attesa e tanta speranza.

Dov’eri quando Alex ha avuto l’ultimo incidente?

Avrei dovuto incontrarlo due giorni dopo a Valmontone per la staffetta di Obiettivo 3. Saremmo andati a cena con amici, come avveniva spesso.

Oggi se potessi parlargli, cosa gli diresti?

Gli direi che dobbiamo andare a Tokyo.

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