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Deceduta dopo il vaccino: morte sospetta nei Monti Prenestini


Un caso simile ai tanti denunciati in Italia. Per gli Enti scientifici “non esiste alcuna correlazione”

sarebbe il primo caso di “morte sospetta” nel territorio dopo la somministrazione del vaccino anti covid. La vittima è una donna, cinquantenne, residente nel territorio dei Monti Prenestini, che alcuni giorni fa aveva ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca in uno degli hub della provincia romana.
Da quel momento, atteso come una liberazione, i suoi giorni erano cambiati. Prima la febbre, poi i dolori addominali sempre più intensi.

Dopo una settimana, visto il perdurare dei sintomi, la donna si è recata in Pronto Soccorso per accertamenti. Improvvisamente le sue condizioni sono peggiorate e, dopo essere stata spostata in ben tre nosocomi, è deceduta.
In provincia di Roma sono già una decina le morti sospette dopo la somministrazione di vaccino (dati non ufficiali, tratti dalle cronache dei giornali).


Secondo le prime indiscrezioni, i primi referti medici parlerebbero di “ictus trombotico”, uno dei cosiddetti presunti effetti collaterali ritenuti probabili ora anche dall’Ema dopo le somministrazioni di vaccino AstraZeneca. Se tale causa fosse accertata, si tratterebbe di uno dei rarissimi casi certificati anche da riviste scientifiche autorevoli come il British Medical Journal. Ma al momento non c’è alcuna correlazione accertata tra somministrazione e morte.


In provincia di Roma sono già una decina le morti sospette dopo la somministrazione di vaccino AstraZeneca (dati non ufficiali, tratti dalle cronache dei giornali). Negli ultimi giorni, in particolare, ci sarebbero state altre due donne colpite da ictus dopo il vaccino.


Diversi i cittadini che negli ultimi mesi si sono rivolti a Giustitalia chiedendo chiarezza e risarcimento danni per parenti colpiti da malore dopo aver ricevuto il vaccino prodotto dall’azienda anglo-svedese. La scorsa settimana l’Ema, l’Agenzia europea per i farmaci, ha ribadito che i “coaguli di sangue insoliti con piastrine basse” sono effetti collaterali molto rari. Secondo l’Ema si sta parlando di 1 caso su 100mila, o più. La conclusione è stata che i benefici superano comunque i rischi.
Nel Regno Unito dove la campagna vaccinale procede a ritmo serrato oltre venti milioni di persone hanno ricevuto le dosi AstraZeneca, tra loro ci sono stati 79 casi di trombosi (non tutte cerebrali) a circa due settimane dall’iniezione, con in tutto 19 decessi. Questo significa che c’è stato un caso di trombosi ogni 250mila vaccinazioni, cioè nello 0,0004%, e uno mortale ogni circa un milione, cioè nello 0,000095% dei casi.
La maggior parte di queste persone decedute aveva meno di 60 anni. Un dato che ha destato un certo allarme anche nelle istituzioni, che ha portato al restringimento delle fasce d’età.

“L’idea anche per Italia è di raccomandare l’uso preferenziale oltre i 60 anni” ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, all’incontro dell’altra sera Governo-Regioni e nella successiva conferenza stampa. Quanto ai richiami per chi, non ancora 60enne, ha già ricevuto la prima dose, “non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose”, aveva aggiunto. I casi di trombosi cerebrale rara si sono verificati infatti entro le due settimane dalla prima somministrazione.
Verrà dunque somministrato AstraZeneca alla categoria 60-79 anni: si tratta di circa 13 milioni di persone, due milioni dei quali hanno già avuto la prima dose. Una fascia d’età da immunizzare al più presto, in quanto a finire in ospedale per Covid sono soprattutto gli over 60, come ha ricordato nell’incontro con le Regioni il commissario straordinario per l’emergenza Covid e la campagna vaccinale, Francesco Paolo Figliuolo. “Al momento – ha aggiunto – non ci sono casi di trombosi dopo la seconda dose”.

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