Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Degrado e rifiuti pericolosi a due passi dalla Mola dei Piscoli


Il casale fortificato, gioiello del Fai, tra pneumatici, eternit e rifiuti

Il ritorno all’aria aperta e i nuovi interventi di cura e manutenzione delle aree verdi stanno svelando ogni giorno veri e propri “scempi naturali”, tra situazioni di degrado e azioni criminali dei soliti zozzoni. L’ennesima segnalazione arriva ancora una volta da un lettore di Monti Prenestini, che “dopo innumerevoli email di protesta inviate al comune di Paliano” – scrive in un messaggio, si rivolge alla nostra redazione per denunciare una grave situazione di degrado ambientale a due passi da monumento della Mola dei Piscoli.

Nelle foto inviate dal lettore si distinguono chiaramente in questa meravigliosa area verde naturalistica rifiuti di ogni genere, tra cui lastre di eternit e pneumatici.

La torre de’ Piscoli costituiva l’avamposto di vedetta delle vie Prenestina e Latina. Nel Medioevo era il passaggio obbligato per entrare nel territorio palianese, dato che la strada che conduceva a Paliano passava sopra il ponte della mola, dove c’era una sentinella che faceva pagare la tassa per l’attraversamento, detta pontatico. La Torre de’ Piscalis, per l’ottima posizione orografica, assunse nel medioevo la destinazione a fortilizio, non più, quindi, torre isolata, ma torrione principale, o mastio, del castrum. Il complesso, che doveva rivestire una certa importanza, economica o difensiva, appartenne forse al papa anagnino Gregorio IX, Ugolino dei Conti di Segni (1227-1241), poi ai Colonna (1332), ai de Pisculis, dai quali la mola prende il nome (1537), e di nuovo ai Colonna ai quali rimase per lungo tempo.

Le acque del fiume Sacco alimentavano il fossato altissimo, che si vede tuttora e che isolava il castro. L’accesso al castrum avveniva tramite una piattaforma levatoia lignea, che permetteva di oltrepassare il fossato. Un ponte a sesto ribassato, con grossi conci in tufo, ancora in uso, varcava il fiume verso il territorio di Genazzano. La torre, a pianta quadrangolare realizzata con la tecnica costruttiva romana in blocchetti lapidei, aveva un solo ingresso che immetteva in un piccolo vano, da dove ballatoi lignei e scale portavano alla terrazza.

Gli ambienti, in successione verticale, avevano una funzione indifferenziata, ad uso sia difensivo che residenziale; il piano terreno, privo di illuminazione diretta, veniva utilizzato come deposito di derrate da sfruttare in caso di assedi o come cisterna d’acqua. Cessata la funzione prettamente militare, il fortilizio divenne una mola per la macina del grano, alimentata dall’acqua proveniente da canale-fossato e che veniva reimmessa nel fiume. Il Castrum conserva intatti tutti gli elementi della sua fortificazione quali: la torre d’avvistamento, il fossato fornito d’acqua, i locali per la custodia del frumento. Nella costruzione della torre e della cinta muraria sono stati riutilizzati elementi architettonici in marmo provenienti probabilmente da una delle numerose ville rustiche individuate nell’area prospiciente la mola. Questo sito, infatti, si trova su un percorso stradale antichissimo, su cui sono stati rinvenuti numerosi insediamenti di epoca romana.

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