Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Domenica delle Palme, l’antica tradizione nell’istituto ex Antonelli di Palestrina

Nella Domenica delle Palme l’Istituto delle suore Adoratrici del sangue di Cristo (Ex Antonelli) apre le porte alla città accogliendo decine di persone nel giorno della benedizione delle Palme e delle celebrazioni della Domenica che precede la Settimana Santa. È una delle tradizioni più antiche del territorio e si tiene all’interno dello splendido giardino panoramico in via Petrini, 34, nel cuore del centro storico. Un tempo questo edificio era il cuore pulsante della vita religiosa della città, oggi nella struttura vivono solo tre suore. Come tutti gli istituti del territorio, l’Ordine soffre di una crisi irreversibile per cui ancora oggi ci si interroga sul futuro dell’intero istituto.

Grazie alle iniziative delle suore, il convento gode ancora di una grande attenzione da parte di associazioni e personalità del territorio. Il salone di ingresso ospita una magnifica mostra permanente del maestro prenestino Gabriele Jagnocco, che consigliamo assolutamente di visitare.

La mostra di Gabriele Jagnocco
La processione verso la Cattedrale di Sant’Agapito

LA DOMENICA DELLE PALME NEI MONTI PRENESTINI

Come si legge in uno scritto di Peppino Tomassi i prenestini conservavano “gelosamente i rami benedetti allo scopo di poter fronteggiare meglio le forze prorompenti della natura non sempre favorevoli alle condizioni della campagna. In ogni vigna le palme erano attaccate ad un palo o ad un albero come salvaguardia dai temporali e soprattutto dalla grandine. In caso di minaccia di grandine, nello “stazzo” adiacente alla casetta, si accendeva un po’ di paglia alla quale si mescolavano molliche di pane e rametti della palma benedetta; nelle case invece veniva accostato alla candelina benedetta il giorno della candelora (2 febbraio) e si recitavano con tremore e devozione le litanie affinchè il pericolo della grandine si allontanasse il più presto possibile.


LA DOMENICA DELLE PALME

Con la Domenica delle Palme, con cui si ricorda l’ entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme per andare incontro alla morte, inizia la Settimana Santadurante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione.Il racconto dell’ ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con alcune varianti: quelli di Matteo e Marcoraccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16). L’ episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’ innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’ erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’ era anche una specie di cedro, l’ etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana) in quella che col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’ Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’ anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa.

La scelta dell’asina al posto del cavallo
Gesù, quindi, fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso della Palestina, acclamato come si faceva solo con i re però a cavalcioni di un’ asina, in segno di umiltà e mitezza. La cavalcatura dei re, solitamente guerrieri, era infatti il cavallo.

I Vangeli narrano che Gesù arrivato con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’ asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito. Dice il Vangelo di Matteo (21, 1-11) che questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) «Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’ asina, con un puledro figlio di bestia da soma».
I discepoli fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.

Qui la folla numerosissima, radunata dalle voci dell’ arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù esclamando «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’ alto dei cieli!».