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Due anni in carcere da innocente, la storia di un orafo di Colleferro: “Ho perso figli e casa”

a cura della redazione

Aveva deciso di trasferirsi in Irlanda per lavoro e per far studiare i figli e fargli prendere dimestichezza con la lingua inglese.

Qui però purtroppo Lorenzo Osmari, conosciuto a Colleferro per la sua attività di orafo e per essere stato presidente dell’Avis ed ex arbitro federale di karate, conosce il suo piu grande incubo.

E’ il 2016 quando viene accusato di violenza sessuale da un amico dei suoi figli. Un’accusa tremenda.

Nel 2021 il giudice lo condanna al carcere per 25 lunghi mesi.

“Mi hanno arrestato sulla base di prove costruite a tavolino – ha spiegato al Messaggero Lorenzo Osmari – e delle parole di un giovane che ora fa l’attore. Avendo intuito che era disturbato, gli chiesi di non venire più a casa nostra. Quel 28 dicembre si presentò lo stesso e mi fece delle avances. Temendo di essere scoperto, lui andò la sera stessa dalla polizia accusandomi di violenza sessuale. La mia famiglia gli ha creduto, è stata plagiata. Non vedo i miei figli da 5 anni, nonostante sia innocente”.

 “Ogni tanto tagliavano la gola o violentavano qualcuno in cella. Dopo tre giorni che non mi davano da mangiare, protestai e le guardie mi sbeffeggiarono: “Stai tranquillo italiano, ora arriva la pasta”. E a fianco al piatto trovai degli escrementi”.

Il 31 maggio scorso la Corte penale centrale di Limerik, «con verdetto unanime, ha ritenuto l’imputato non colpevole dei capi di imputazione» che gli erano stati contestati. Nonostante ciò, ancora oggi non può rivedere la sua famiglia, per via di un divieto di avvicinamento all’appartamento dove abitano i figli e la ex compagna, a Nenagh, capoluogo della contea di Tipperary. 

 “L’ambasciata – spiega sempre al messaggero Lorenzo – si è rifiutata di accogliermi, né mi ha procurato un avvocato o un biglietto per rientrare in Italia. A Colleferro ho ritrovato i miei appartamenti occupati da nigeriani, ai quali un uomo che si spacciava per me li aveva affittati. Il paradosso è che, risultando proprietario di quegli immobili, la Caritas non mi voleva dare nemmeno un piatto di fagioli. Parenti e amici mi trattano ancora come un appestato, invitandomi ad andarmene dal paese. E la Federazione non vuole più che arbitri le partite di karate”.

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