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Edith Bruck a Zagarolo: “Con l’Ucraina sto rivivendo Auschwitz”

La storia non finisce mai di stupire e gli orrori dell’uomo sono sempre dietro l’angolo”. È un monito severo quello lanciato oggi da Edith Bruck a Zagarolo per la presentazione del libro “Il pane perduto”, il racconto del terribile viaggio della sua famiglia ad Auschwitz. Ad accoglierla il sindaco della città Emanuela Panzironi, il vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori e centinaia di studenti dell’istituto Borsellino e Falcone che hanno assistito  con interesse e commozione al racconto di questa straordinaria signora, eccezionale testimone della Shoah.

A Zagarolo

Sul finire della guerra ci era stato imposto di trascinare nella tenda della morte i cadaveri rimasti in una stalla. Ricordo che uno di loro era agonizzante, non dimenticherò mai le sue parole. Mi disse: se sopravvivi, racconta. Voglio mantenere fede a quella promessa ed è per questo che oggi sono qui”.

È uno dei passaggi più emozionanti della lunga intervista condotta dalla preside Manuela Cenciarini e dalla professoressa Franca Taraborrelli che hanno voluto fortemente questo evento.

Un incontro – ha spiegato la prima cittadina Emanuela Panzironi – che è parte di un lungo percorso avviato dalla città di Zagarolo prima della pandemia e che ha portato centinaia di studenti nei luoghi della memoria. Abbiamo assistito poi ai racconti di Piero Terracina e Sami Modiano. Oggi – ha aggiunto Panzironi – abbiamo l’onore di accogliere una straordinaria scrittrice che ha avuto il merito di raccontare in maniera straordinaria ciò che era indicibile”.

A Zagarolo

Il racconto di Edith Bruck inizia come una “fiaba”, bastano però piccoli accenni alla storia di allora per capire che tutto quello che è scritto è accaduto veramente. Il pane, che è il filo conduttore del libro, è quello che la madre aveva impastato la sera prima della deportazione e che non può cuocere e mangiare: è la fine della loro quotidianità, é la fine della loro vita.

Oggi – ha spiegato la scrittrice – io non finisco un pasto senza il pane. Il mio sogno era quello di aprire un negozio di pane, poi per le circostanze sono diventata una testimone dell’orrore vissuto nei campi di concentramento.

Nel suo lungo racconto la signora Bruck evita di parlare della separazione dalla mamma.

A distanza di anni è la cosa che mi fa più male, una ferita che non riesco a rimarginare, davvero insopportabile per me”.

Un viaggio di orrori, che mostra tutta la dura realtà dei campi di concentramento e lavoro tedeschi, eppure ci sono dei momenti di pietà nel suo racconto.

Ricordo quando in una cucina un uomo piuttosto basso mi disse come mi chiamavo. Fu una domanda esistenziale, da numero mi accorsi che ero una persona in quel momento, fu un momento di piccola felicità. Quell’uomo mi regalò un pettine pensando a sua figlia, un altro mi regalò un guanto bucato. Credo – aggiunge – che il male e il bene siano in ogni persona. Io mi ritengo una persona fortunata perchè non nutro sentimenti di odio o vendetta. Penso che sia la più grande ricchezza e voglio custodirla dentro di me per sempre”.

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