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Emergenza cinghiali, il governo punta sui cacciatori: ma è scontro con le associazioni

a cura della redazione

 

Ipiani di controllo della fauna selvatica, da realizzare mediante abbattimenti e cattura, vedranno il coinvolgimento anche dei cacciatori. E’ questa la novità che, dopo essere passata alla commissione Bilancio della Camera, sta per essere approvata in Parlamento. E’ un provvedimento che, chiaramente, avrà un impatto anche sulla gestione dei cinghiali.

Finora era previsto che fossero le regioni, a praticare il controllo numerico della fauna “con metodi ecologici su parere dell’Ispra”. Poi se questi metodi risultavano inefficaci, le regioni potevano autorizzare dei piani di abbattimento la cui attuazione era affidata alle guardie venatorie provinciali. Se passa l’emendamento, invece, potranno occuparsene anche i cacciatori che, prima, abbiano seguito “corsi di formazione”.

Altra novità introdotta è quella che prevede la possibilità di “destinare al consumo alimentare” gli animali abbattuti: dovranno essere sottoposti infatti ad un’analisi igienico sanitaria e, in caso di esito negativo, potranno essere mangiati. Altro aspetto che la precedente normativa non contemplava, riguarda l’estensione del perimetro entro cui il “controllo numerico” deve essere effettuato. Nella nuova versione, proposta dall’onorevole Tommaso Foti (FdI), si deve realizzare “anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane”. Un aspetto che, congiuntamente alla possibilità di farlo anche al di fuori della stagione venatoria, sta alimentando molte critiche. 

L’emendamento, inserito nella manovra di bilancio, modifica così la legge 157 del 1992, quella che definisce il rapporto tra la fauna selvatica ed il prelievo venatorio. A fronte delle modifiche alla legge 157/92, che verranno approvate con la manovra di bilancio, si registra anche la proposta di un incremento di 500mila euro “per fronteggiare l’emergenza presente nel territorio nazionale riferita ai danni da fauna selvatica, con particolare riguardo a quelli causati dagli ungulati”.

“Questo emendamento è un pasticcio, comunque di difficile attuazione, che crea anche un sentimento sbagliato nei confronti della fauna selvatica. Infatti non riguarda solo i cinghiali, ma molte specie della fauna selvatica che rappresentano un bene indisponibile dello Stato e, pertanto, è una minaccia per la biodiversità” ha commentato Maurizio Gubbiotti, presidente dell’ente regionale Roma Natura “se poi vogliamo parlare solo di cinghiali, dico che comunque il ricorso ai cacciatori è sempre sbagliato. Si deve puntare sugli istituti scientifici e sugli enti preposti, come gli enti parco, non sull’attività venatoria. Così invece andiamo incontro ad una pericolosa deregulation”.