Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

False assunzioni alla Bnl, arrivano le condanne


Avevano sostenuto selezioni e colloqui presso alcune strutture dell’istituto di credito ed in diversi hotel di lusso del centro di Roma

Si è concluso ieri il processo nei confronti dei responsabili della truffa sulle false assunzioni alla Bnl, caso scoppiato negli anni scorsi. Dal Tribunale di Roma è arrivata una sentenza di condanna dai 3 ai 6 anni per quattro degli imputati, accolta con soddisfazione dall’associazione Codici, in aula per difendere i giovani raggirati.

“Siamo soddisfatti della sentenza – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, si chiude così una vicenda gravissima. Attirati dalla promessa di un posto di lavoro in Bnl, centinaia di giovani sono stati raggirati e truffati. Parliamo di ragazzi, molti provenienti dal Sud e tanti in condizioni economiche precarie. Hanno sostenuto selezioni e colloqui presso alcune strutture dell’istituto di credito ed in diversi hotel di lusso del centro di Roma. Addirittura, alcuni test sono stati organizzati all’interno della sede centrale della banca, in orario d’ufficio, in una sala dove i candidati venivano accolti dalle receptionist dell’istituto, a cui fornivano il proprio nominativo e, dopo aver verificato che fossero in un’apposita lista, venivano indirizzati ai colloqui. Per agevolare le selezioni, ai ragazzi veniva chiesto un ‘investimento’ per il futuro, che ha significato il pagamento di migliaia di euro per un posto di lavoro che non si è mai concretizzato. Una truffa milionaria, sulla pelle di giovani partiti per trovare un lavoro e finiti in un raggiro agghiacciante, con l’assunzione in Bnl che si è rivelata un inganno tremendo. È stata riconosciuta la responsabilità civile della banca, è stato smascherato un sistema criminale organizzato, che ha agito senza scrupoli. Abbiamo raccolto le segnalazioni di tanti ragazzi, in questi anni ci siamo battuti per difenderli ed ora è arrivata una sentenza che mette il punto a questa vicenda agghiacciante”.