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Farina e oli, prezzi raddoppiati. La crisi dei piccoli fornai

Se si continua con questo passo non avremo più materia prima e sdaremo costretti a chiudere bottega”. Da Artena a Valmontone fino a Palestrina i piccoli e medi fornai confermano una situazione preoccupante sul fronte degli aumenti del prezzo della farina.

La farina sino a pochi mesi fa era venduta a 50 euro al quintale, oggi quella stessa materia prima costa quasi 100 euro. E sul medio periodo la situazione potrebbe aggravarsi.

“I fornitori – dichiara un fornaio di Valmontone – ci dicono che i grandi marchi si stanno accaparrando in questi giorni grandi quantitàA loro non possono dire di no e a noi restano davvero le briciole. Di settimana in settimana la situazione sta peggiorando.

A San Cesareo

Alcuni denunciano però anche manovre speculative.

Il prodotto che stiamo usando oggi è stato raccolto nella scorsa estate. Quindi se nei mesi scorsi aveva un determinato prezzo ed era un prezzo giusto, perché oggi lo stesso grano costa il doppio? – denuncia un fornaio di Palestrina

E oltre alla farina i fornai devono affrontare anche l’aumento di luce e gas, come tutte le attività, “solo che per noi – precisa un dipendente di un forno di San Cesareo  – è imprescindibile l’uso di gas e corrente elettrica per il funzionamento dei forni. Non è pensabile  ridurre i tempi. L’alternativa è autoprodurre energia e per questo  abbiamo già pensato di istallare un impianto fotovoltaico”.

Federalimentare calcola un’autonomia di soli 30 giorni per l’industria mangimistica e di 40 per quella molitoria. «Sono prodotti trasversali e indispensabili alla gran parte delle filiere – spiega il presidente dell’organizzazione, Ivano Vacondio a Repubblica – se scarseggiano è a rischio il 70% dell’industria alimentare». «Per i cereali stiamo già utilizzando le scorte di magazzino – conferma Daniele Erasmi, presidente di Fiesa Confesercenti – Magari non rimarranno gli scaffali vuoti nei negozi, ma i prezzi cresceranno molto.

Il divieto di usare olio di palma ha portato in auge gli altri oli vegetali, soprattutto di semi di girasole, ingrediente essenziale delle preparazioni alimentari italiane, dalle conserve alle salse, ma protagonista anche nella ristorazione, per le fritture. Noi però ne produciamo solo 250 mila tonnellate sulle 770 mila che servono. Da Russia e Ucraina arrivava il 75% dell’export mondiale. Assitol, l’organizzazione di settore che fa capo a Confindustria, calcola che in un mese, con l’attuale andamento dei consumi, «le scorte sono destinate a finire». 

Non ci sono solo i camionisti pronti allo sciopero, il caro carburanti con il balzo dei prezzi del gasolio agricolo ha fatto esplodere i costi orari delle lavorazioni agromeccaniche dei terreni cresciuti dal 25% al 100% in più per le normali operazioni nei campi come aratura, rullatura, erpicatura, raccolta e altre lavorazioni in una situazione in cui l’Italia deve aumentare la produzione nazionale di cibo con almeno un milione gli ettari in piu’ da coltivare da nord a sud per garantire le forniture alle famiglie. E’ l’allarme di Coldiretti e CAIagromec, la confederazione degli agromeccanici, in riferimento alla corsa dei prezzi dell’energia, dal gasolio all’elettricità dal gas alla benzina, che pesa dai campi alle tavole degli italiani, passando per logistica e trasporti. Una emergenza proprio alla vigilia delle semine primaverili necessarie all’Italia per garantire la produzione di mais, girasole e soia per l’alimentazione degli animali mentre in autunno le lavorazioni serviranno per il grano duro per la pasta e quello tenero per la panificazione, in una situazione sugli scaffali arrivano i primi razionamenti per le difficoltà all’importazione derivate dalla guerra in Ucraina

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