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Fratelli terroristi, fruttivendoli di Colleferro nei guai

a cura della redazione

Ritenuti “combattenti virtuali” dello Stato islamico, i due fratelli – già da diversi anni – erano nel mirino delle Forze dell’Ordine che ne monitoravano sia i movimenti e gli spostamenti in giro per l’Italia che i loro rispettivi profili social dai quali uno dei due aveva espresso sentimenti di giubilo per lo sgozzamento di un giornalista americano nel 2014.

Per entrambi – dopo il fermo – venne richiesta subito l’espulsione. Ma un ricorso al T.A.R. del Lazio bloccò tutto, accogliendo la richiesta dell’avvocato dei due fratelli secondo il quale qualora Hathem e Ibrahim fossero stati rimpatriati per un’accusa tanto grave qual era quella di terrorismo, nelle carceri egiziane sarebbero stati torturati cadendo così vittime di un regime non garante dei diritti umani.

Trascorso un anno, Hathem si trova ancora rinchiuso nelle carceri italiane; suo fratello, invece, tornato in libertà alcuni mesi dopo, è stato ora rimpatriato grazie al provvedimento emanato direttamente dal Viminale per pericolo per la sicurezza dello Stato.