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Futuro in fieri, le opere di Eliana Re in mostra al museo archeologico di Palestrina

a cura della redazione

 

Dal 13 gennaio al 5 febbraio  il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina accoglie la mostra di Eliana Re dal titolo “Futuro in fieri”.

Sabato alle ore 16,30 presso il Complesso degli Edifici del Foro di Praeneste di Palestrina è prevista l’inaugurazione.

L’esposizione, a cura di Daniela De Angelis e Francesco Giulio Farachi, è promossa dalla Direzione Regionale Musei Lazio e dalla Direzione del Museo Archeologico Nazionale Prenestino, e presenta la produzione artistica dell’artista con 14 dipinti e 2 installazioni site-specific.

a Palestrina

Futuro in fieri è il percorso espositivo che l’artista Eliana Re ha sviluppato attraverso la selezione di sue opere, molte delle quali di recente produzione, altre rivenienti da precedenti momenti creativi, elaborate con diversi materiali, supporti, tecniche. Nella ricerca artistica di Eliana Re, uno degli elementi costitutivi è, nel processo di realizzazione, proprio il rapporto con la materia/colore, che si esplica sia nella pittura (quella dell’artista è spesso materica, grumosa, “voluminosa”) che con la modellazione o con l’ibridazione fra tecniche e materiali anche nuovi o inconsueti; sotto l’aspetto ideale e ispirativo, gioca un ruolo fondamentale la riflessione sul tempo, e quindi sui retaggi, i cambiamenti, le prospettive che il divenire impone all’esistenza umana, personale e collettiva.

La ricerca artistica non si limita cioè al velo di superficie della bellezza, ma concentra nell’atto creativo gli stimoli e gli impulsi dell’esistenza, la memoria e le emozioni, la lunga prassi per riconoscersi esseri umani, il desiderio e l’aspirazione a comprendere il divenire del mondo e della persona. E’ la ricerca di un umanesimo possibile, di un’arte che con i colori, i materiali, le espressività di oggi parli ancora dell’uomo, del tempo che gli appartiene, del suo passato, del futuro che può costruire. Infine, è una dichiarazione di necessità a preservare e rafforzare ciò che dà significato e direzione all’agire del singolo come della collettività, quella cosa che comunemente chiamiamo “cultura”.

Proprio per questo, la scelta di ambientare l’esposizione all’interno degli spazi del Museo Archeologico di Palestrina intende evidenziare non solo l’importanza della cultura materiale, attraverso cui i reperti del passato, la storia, la civiltà fondante si connettono con i linguaggi della contemporaneità; ma soprattutto, il legame di concetto, ma anche estetico ed emotivo, fra il tempo passato e il tempo presente, sulle cui basi solamente è possibile immaginare un futuro. Futuro in fieri è proprio questo, un pensiero sul futuro in costruzione e da costruire, futuro che si scontra con le difficoltà, le contraddizioni, i malesseri dell’epoca attuale, ma che nella forza della cultura, dell’arte, della bellezza da conservare e ricercare nel presente deve trovare le risorse d’ingegno e di passione per evolvere e migliorare. Francesco Giulio Farachi

Alla base della scala che porta alla sala espositiva, i visitatori vengono accolti e introdotti alla mostra da “Verde Italia – Italia al Verde”, una riproduzione in cemento di statua antica, dipinta in verde e avvolta in una sciarpa tricolore di juta. È un riferimento ironico allo stato in cui versa la considerazione che ricevono nel tempo attuale i beni culturali e l’arte, rappresentati quasi fossero ridotti a elemosinare attenzione e cura.

Al centro della sala espositiva è posizionata l’installazione “L’onda”, un susseguirsi di sculture in terracotta smaltate in bianco e nero che delineano, in movimento ondulatorio, il processo evolutivo spazio-temporale del genere umano. Affiancato troviamo un cumulo di sale, metafora dell’uomo (“Voi siete il sale della terra”, Vangelo di Matteo, 5, 13-16) da cui emerge un messaggio universale: un invito ad acquisire consapevolezza delle proprie qualità che conferiscono all’individuo un proprio valore specifico e a farle fruttare mettendole a disposizione del prossimo, avviando così un processo di sviluppo e progresso.

Come scrive il curatore Francesco Giulio Farachi  “Questa mostra di Eliana Re, dunque, abita il Museo Archeologico non affinché esso costituisca solo lo scenario seducente a una rappresentazione del visibile (per carità, è anche questo), ma per scoprire un luogo dell’ineffabile dove convergano i richiami del passato e la percezione del presente, dove l’immaginata sinergia ideale di materie, cromie, sguardi che s’intrecciano e si fondono diventi constatazione, consapevolezza della densità spirituale umana e di come essa “costruisca il tempo”.”

La mostra è accompagnata dal Catalogo, edito dalla Gangemi Edizioni s.p.a, che include le immagini dell’allestimento.

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