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Gallicano in diretta su Rete 4: il percorso degli acquedotti con Roberto Giacobbo. Il sindaco scrive al programma

È il percorso più affascinante e meglio conservato a livello europeo, un esempio straordinario di architettura idraulica tutto ancora da scoprire ed esplorare. È questo il principio che ha ispirato la puntata Freedom, oltre il confine, il programma di Roberto Giacobbo trasmesso stasera su Rete 4 dedicato al percorso degli acquedotti di Gallicano nel Lazio.

Li chiamano i Giganti dell’acqua e sono tra i ponti meglio conservati e rappresentativi della grande architettura romana. Passeggiare in mezzo a loro significa non solo scoprire le origini del territorio dei Monti Prenestini, ma anche assaporare la bellezza naturalistica di uno dei luoghi più incontaminati della campagna romana. L’affascinante percorso si snoda tra sentieri naturalistici, grotte e monumenti come il Ponte della Bullica, il Ponte Pischero, per poi congiungersi con la strada sterrata via della Moletta, che in epoca medioevale collegava l’abitato di Gallicano con il Castello di Passerano. Qui si incontrano il Ponte Caipoli prima e il Ponte Taulella poi.

Ponte Lupo, poco distante dalla Villa di Adriano e da Gallicano nel Lazio, sorge nel bel mezzo della vallata del Fosso dell’Acqua Rossa, anche detta Valle dei Morti, probabilmente per il gran numero di reperti umani ritrovati, oltre quelli archeologici, e chiude la valle come una diga, lunga circa 115 metri, alta quasi 30 e con uno spessore di oltre 18 metri.
E’ uno dei manufatti romani oggetto del maggior numero di restauri e rifacimenti in epoca romana. Riassume in sé almeno 10 secoli di storia, partendo dal 144 a.C., anno di costruzione, proseguendo coi restauri di Agrippa, Augusto, i Flavi, Adriano, i Severi e Diocleziano, sicuri e documentati dalle fonti. Poi sappiamo che nel 537 subì il taglio da parte dei Goti (il taglio degli acquedotti) e lo ritroviamo ancora con Adriano I nell’VIII secolo e sappiamo che era ancora funzionante, così come nel IX e nel X secolo, sembra con un nome diverso, ACQUA IOVIA. Dopo di che non abbiamo più notizie. Per il gigante dell’Acqua Marcia, gloria di Roma, arrivò il silenzio. A riscoprirlo fu il grande archeologo britannico Thomas Ashby, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, a cui dobbiamo la pubblicazione più esaustiva al riguardo.
È uno dei pochi monumenti antichi che non hanno ancora subito nessun restauro in tempi moderni. Circostanza che in sé non è del tutto negativa, perché, noi ci auguriamo che presto vengano realizzati interventi almeno per la messa in sicurezza, ma è pur vero che un restauro comporta pur sempre una manomissione del testo originale. Qui il testo è integro, pensate che occasione di studio può essere, noi lo vediamo così come lo ha visto Ashby, e Goethe prima di lui, che nel celeberrimo “Viaggio in Italia” disse: “…gli avanzi del grande acquedotto impongono veramente rispetto. Quale grande e nobile scopo è quello di abbeverare un popolo mediante un monumento così grandioso!”
A quel tempo il ponte era pieno di vita utilizzato non solo come attraversamento da un lato all’altro del fosso, ma anche come luogo di stazionamento, quasi d’intrattenimento. Ne rendono testimonianza le numerose foto di Ashby, tra cui famose quelle del ripiano a mezz’altezza, formato dal rinforzo murario severiano, occupato da una serie quasi continua di ricoveri per pastori.
A oggi il gigante dell’acqua è ancora un mistero. A cominciare ad esempio dall’origine del suo nome, da dove deriva? Il Ponte del Lupo. Perché? Per eventi rimasti nella memoria popolare o per motivi storici ancora da capire? Viene in mente il Dio Fauno nella sua accezione di Luperco, protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi.
Nel corso degli anni ci sono stati vari cedimenti. Recentemente la Soprintendenza ha svolto due interventi per ripulire parte della vegetazione, per conoscere lo stato di conservazione, che ci hanno restituito la magnificenza.

Il Sindaco Pietro Colagrossi esprime rammarico per il programma trasmesso.


Questo il testo della mail inviata alla redazione del programma di Rete 4.

Personalmente quale Sindaco di questo paese, ho accompagnato la troupe lungo il percorso, aprendo l’accesso alla galleria di ispezione della Bullica e mettendo in campo tutte le agevolazioni logistiche per permettere, al meglio, di effettuare le riprese.
Sono sbalordito che una redazione qual è la vostra non abbia affatto citato il comune di Gallicano nel Lazio, sede dei nostri meravigliosi #GigantiDellAcqua.