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Gender gap, ancora divari all’università: la situazione degli atenei italiani

a cura della redazione

 

Dai corsi di laurea ai dottorati, passando per i docenti e il personale amministrativo, sono ancora molte le differenze tra donne e uomini nelle università italiane. In alcuni atenei, però, la situazione è leggermente migliore. Tra questi, le università telematiche e alcuni atenei del Lazio.

Nel settore ICT ancora poche donne

In occasione della pubblicazione del report “Come ridurre le disparità di genere e attrarre nuovi bacini di studenti”, la società di consulenza Talents Venture ha analizzato la condizione di studenti, dottorandi, personale docente e personale amministrativo delle università italiane. 

Secondo quanto emerso dall’indagine, nonostante il numero di donne all’università sia più alto, alcune facoltà sono molto più frequentate da uomini. Se infatti corsi di laurea legati al mondo dell’istruzione, delle arti o delle scienze umane registrano più donne tra gli scritti, sono i gruppi STEM ad avere il bilanciamento peggiore: da ingegneria, produzione e costruzione, a tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per quanto stia crescendo l’interesse per le ICT da parte delle ragazze, sono comunque presenti 27.188 iscritte in meno. Un numero molto alto, frutto di un gap difficile da colmare, soprattutto non nell’immediato. Secondo Talents Venture, infatti, continuando con questo ritmo di crescita, ci vorrebbero addirittura ventuno anni per appianare le differenze.

Ma i divari non sono solo tra gli studenti dei corsi di laurea, bensì anche tra i dottorandi e nel personale. Come riportato nel report, infatti, solamente il 24% dei dottorandi in Tecnologie dell’informazione e della comunicazione ICT è donna, mentre per quanto riguarda il personale, sono presenti 13.945 professoresse ordinarie in meno. 

Unendo tutti questi dati e guardando l’indice di parità di genere, Talents Venture ha elaborato una classifica dei migliori atenei italiani, divisi in base alla grandezza (grandi, medi, piccoli) e alla categoria di riferimento (iscritti, dottorandi, docenti, personale amministrativo). Tra questi, molti sono università telematiche e molti sono nel Lazio. Se infatti “La Sapienza” di Roma si posiziona al secondo posto tra i grandi atenei, l’università telematica “Uninettuno” ottiene la terza posizione tra quelli piccoli. Entrando più nello specifico, la classifica relativa alla condizione degli iscritti vede ben tre delle migliori università online nelle prime dieci posizioni, così come anche la classifica dei docenti. Un risultato importante per gli atenei telematici, che sotto l’aspetto del divario di genere in ambito accademico superano moltissime delle università “tradizionali”. 

 Un problema globale

La situazione appena illustrata non riguarda però solamente l’Italia. Come emerso dall’ultimo rapporto Unesco, infatti, il divario tra uomini e donne nelle discipline scientifiche è ancora considerevole in tutto il mondo, tanto che solamente il 28,8% delle donne a livello globale si afferma in questo ambito. 

Di certo, però, l’Italia è tra i paesi peggiori, in quanto solamente il 16,5% delle donne si laurea in facoltà scientifiche. Qualcosa però sembra stia cambiando. Secondo gli ultimi dati rilasciati dal Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca), infatti, negli ultimi tre anni il numero delle donne laureate Stem è aumentato, soprattutto in città come Pisa, Roma e Cosenza. 

Per accelerare questo processo, però, è necessario un cambiamento non solo dell’università, ma anche della scuola primaria e secondaria, considerando che è lì che si creano i primi divari e vengono alimentati stereotipi e pregiudizi.