Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

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Giorno della Memoria, la storia di Aldo in fuga a Olevano

Ado Gay era un giovanotto romano come tanti, cresciuto tra il Ghetto e Trastevere, che amava la pittura e la boxe. Prese piena coscienza del fatto di essere ebreo solo quando, all’ingresso della palestra che da tempo frequentava, un giorno venne respinto perch� ebreo. Era l’autunno del 1938 e da poco erano entrate in vigore le leggi razziali: agli ebrei non era consentito frequentare le scuole del Regno, non era consentito avere personale cattolico alle proprie dipendenze, non era consentito nemmeno frequentare una palestra.

A Olevano

“Capisci, caro Sandro – scriveva Aldo Gay al figlio – eravamo tutti nella stessa barca, avevamo bisogno l’uno dell’altro e da un momento all’altro, improvvisamente gli eventi ci piombarono addosso come macigni. L’odio deflagrò come una bomba, la tempesta si scaten� senza neanche darci il tempo di pensare e prendere una decisione. Mi trovai, anzi ci trovammo, a scappare continuamente come la lepre cui la volpe corre dietro, con la sola differenza che noi riuscivamo a vedere il cacciatore a cavallo, sadico, invasato ma soprattutto soddisfatto di agguantare la sua preda… Si fuggiva, ognuno con gli altri e ognuno con nessuno… Si fuggiva…”.

Il pittore sfugge alla retata (non abitava più nel Ghetto ma al di là del fiume, verso Monteverde) ma ne registra con la sua matita, con efficacia, i momenti drammatici: ecco il poliziotto tedesco che sfonda con il calcio del fucile una porta traballante, ecco la fuga di alcuni abitanti del ghetto che scavalcano un cancello, ecco una giovane coppia che stringe a sè i figli di fronte al tedesco che li spinge brutalmente verso l’uscita.

Un gruppo di disegni testimonia delle vicende di Gay e della sua famiglia nel corso dei mesi successivi: la fuga verso Olevano, con la giovane moglie e la figlia di pochi mesi. Le notti all’addiaccio, la ricerca del cibo, la paura dei rastrellamenti. Aldo viene accolto da tutti a Olevano. Dapprima trova rifugio in una stanza senza bagno e umida, poi sarà il signor Natale a perdersi cura di lui, a cui cederà la camera da letto.

Mio padre voleva pagare quella stanza – ha dichiarato il figlio di Aldo a Rai3 – ma Natale non volle nulla.

Fu un anno di paura quello trascorso a Olevano dalla famiglia di Aldo dal 1943 al 1944, anno in cui fece ritorno nella Capitale.

Il suo legame con quella famiglia e con il popolo di Olevano fu sempre molto speciale.

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