Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Gli Scansonati ci portano ai tempi della radio, in un viaggio tra passato e presente


L’ultima fatica del gruppo si chiama Maramao, come la celebre canzone composta nel 1939 da Mario Consiglio e Mario Panzeri che racconta la voglia di divertimento e svago di quegli anni

“Pippo non lo sa”, “Tulipan”, “oh capitano”, “Mille lire al mese”, “Ma le gambe”, “Maramao”. Forse a qualcuno non dicono niente questi nomi, ma a chi li ricorda fanno tornare alla mente un periodo ben preciso, quello della Radio in Italia, anni in cui ancora non esisteva la televisione, che raccontano i grandi cambiamenti dell’epoca moderna.

È un viaggio tra passato e presente quello che hanno voluto mettere in scena in questo weekend appena trascorso gli Scansonati, la compagnia teatrale di Palestrina che festeggia sei anni di attività, con tante bellissime esperienze alle spalle tra musical e grandi commedie. L’ultima fatica del gruppo si chiama Maramao, come la celebre canzone composta nel 1939 da Mario Consiglio e  Mario Panzeri che racconta la voglia di divertimento e svago di quegli anni, dietro il quale si può leggere allo stesso tempo un messaggio anticonformista e ribelle. Un brano, come tanti di quegli anni, associato alla censura, che fa dell’ironia la sua forza dirompente, in grado di vincere tante battaglie sociali.

L’idea è di Giorgio Avanzini, una delle menti più raffinate del teatro ai Monti Prenestini, attore di successo e regista di commedie che hanno fatto la storia in questo territorio a Roma sud. Lo spettacolo porta anche la firma di un altro straordinario attore e doppiatore, Renato Cortesi, voce tra gli altri di Gerard Depardieu e interprete di grandi film e commedie nazionali e internazionali. 

Grazie a questi maestri per due giorni il grande teatro si è spostato in provincia, offrendo la scena a studentesse, giovani imprenditori, mamme e impiegati (in tutto 11) che hanno dimostrato tutto il loro talento nella musica e nella recitazione. Tra di loro anche la “diva” Emma Re, la nota cantante di Palestrina che con la sua divertente ironia ha incantato la platea portando alla conoscenza di tutti canzoni senza tempo, italiane e internazionali. Erano gli anni in cui le nuove tendenze americane si fondevano con la grande tradizione della melodia italiana, dando vita a performance ed esperienze diventate una pietra miliare nella storia dei mass media. Così nascono canzoni come “Tulipan” o “Un’ora sola”, che sbancarono nelle classifiche di quegli anni.

Ai momenti musicali si sono alternati sketch comici tra doppi sensi, che ironizzavano sulla censura  di quegli anni, e temi di grande attualità, come l’immigrazione (Oh Capitano) e la decadenza del teatro (Il fine dicitore di Totò).

Lo spettacolo si è chiuso con la canzone “Mille lire al mese”, un canto che è un’aspirazione di poter avere uno stipendio sicuro, una cifra dentro alla quale poter affrontare il quotidiano senza troppe ansie e paure. Il passato e il presente che nuovamente si incontrano, si anticipano, si riconoscono e si stringono in un saldo ciclo di riflessi e premesse.