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I 4 martiri di Poli ieri come oggi figli dello stesso, atroce destino

È

 stato scritto che “l’indifferenza uccide la memoria, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. Ma anche la presunzione, l’arroganza, l’ingratitudine, l’ignoranza sopprimono la memoria.

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Mai come in questi giorni il martirio dei fratelli Angelo e Umberto Pignotti, di Fulvio Mastrangeli e di Antonio Prosperi, il sacrificio dei 4 Martiri, originari di Poli (piccolo borgo nella provincia a Est di Roma), trucidati alle Fosse Ardeatine insieme ad altri 335 innocenti, acquista un valore così alto, così forte, diventano un simbolo di lotta contro la repressione nazifascista, ma anche di grido e di denuncia per tutte quelle donne, quegli uomini e quei bambini che oggi vivono in condizioni disperate, prive di diritti, di libertà e di dignità in ogni parte del mondo.

Non esiste differenza tra l’orrore di una morte nel campo di sterminio di Birkenau (in Polonia) per l’eliminazione di milioni di ebrei, rom, perseguitati politici o nelle foibe di Basovizza (vicino a Trieste) per la “pulizia” di militari e civili italiani o per le vittime delle Fosse Ardeatine.

Non c’è diversità tra il genocidio che si sta compiendo in Ucraina e quello che i “Giovani Turchi” (ufficiali nazionalisti dell’Impero ottomano) ordinarono tra il 1915 e il 1923 contro la popolazione armena cristiana o quello dei popoli del Rwanda e del Burundi che, dal  94 a oggi, conta più di 800 mila civili ruandesi massacrati nel conflitto scoppiato tra hutu e tutsi (un’analoga cifra è stimata per le vittime del vicino Burundi) o il massacro che sta accadendo in  Afghanistan a opera dei talebani.

Non c’è disuguaglianza fra la strage delle 375 persone LGBTQ+ uccise nell’anno appena passato o i 200 milioni di donne e bambine che hanno subito e convivono con una mutilazione genitale.

Tutti, semmai, accomunati dalla stessa lucida follia.

Se si continua a separare i morti, perpetriamo lo stesso orrendo, atroce, delitto. Chi non risolve i propri conflitti interni (civili e sociali) e interiori, chi fa finta di niente, chi si volta dall’altra parte, chi si sforza d’ignorare che “ogni morte di uomo mi diminuisce”, chi perpetua tutto questo, è destinato a ripeterlo ossessivamente, incessantemente per l’eternità.

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