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Lontano dalla famiglia e dalla sua terra: la storia di Idris, rifugiato curdo in isolamento a Rocca di Papa


Nel suo paese ha lasciato la moglie, una figlia e un figlio che ha visto l’ultima volta quando aveva 4 mesi. Ora non aspetta altro che riabbracciarli

Dalle prigioni della Turchia, ai deserti dell’Iraq, passando per il mare fino ad arrivare in Italia. Idris Danisli ha lo sguardo stanco ma deciso, il corpo provato dai viaggi e vessato dalle percosse, una famiglia lasciata nel suo paese di origine. Lui è un esule curdo fuggito dal suo paese natale per evitare di essere rinchiuso in una prigione turca. Solo per essere nato curdo, solo per aver sostenuto i principi del suo paese, il Kurdistan.

Idris, originario della città turca di Ağri ma trasferitosi poi a Van, è un attivista politico, nonché giornalista non professionista, oltre ad aver ricoperto la carica di responsabile di un’associazioni dei diritti umani in Turchia, a Bodrum.

“Inizialmente – ci racconta Idris – sono scappato dallo stato turco, per rifugiarmi nel Kurdistan iracheno da dove poi mi hanno esiliato. Così ho scelto di venire in Italia, un paese solidale con la questione curda, dove ci sono diversi intellettuali sensibili alla nostra questione. Ma causa della collaborazione dello stato turco con il governo del Kurdistan iracheno, quello del Partito democratico del Kurdistan, quello del partito di Mas’ud Barzani, la mia situazione era diventata pericolosa e sono stato costretto a fuggire”. Ma la sua fuga non è avvenuta facilmente. Ha dovuto lasciare indietro la sua famiglia, ha dovuto passare due anni nelle prigioni turche, dove è stato percosso e chissà cos’altro, perché “attivista curdo accusato di essere un membro del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Pkk”. Scontati due anni di prigione, Idris è liberato ma viene condannato nuovamente. È per evitare di finire una seconda volta in carcere che fugge nel Kurdistan iracheno e da lì in Italia. 

“Un mio parente – ricorda il rifugiato – mi ha messo in contatto con un trafficante di persone. Ha pensato tutto questa persona. Dal Kurdistan iracheno mi hanno portato in altri due luoghi, prima di arrivare in Italia. Uno credo fosse l’Egitto, ma ero in una stanza chiusa. Poi mi hanno fatto salire su un aereo con un passaporto finto, che mi è stato tolto appena imbarcato. Così, senza documenti, sono arrivato a Roma, dove ho chiesto asilo politico”. Era il novembre del 2018. 

Oggi Idris risiede nel centro d’accoglienza Mondo Migliore, a Rocca di Papa, nuovamente rinchiuso a causa della pandemia di Covid, senza poter vedere i suoi compatrioti o partecipare alle attività del centro culturale Ararat. Proprio nel centro Mondo Migliore Idris ha visto da vicino il virus, visto che solo due mesi fa ci sono stati casi di Covid, ma al momento – conferma – non ci sono infetti. Fortunatamente, perché Idris soffre di bronchite e asma e gli anni di prigionia lo hanno lasciato claudicante e “costretto a camminare su di un osso”. Le sue giornate passano lentamente, leggendo, facendo un po’ di sport, interessandosi della questione curda e, soprattutto, aspettando che arrivi la sua famiglia in Italia – moglie, una figlia e un figlio che ha visto l’ultima volta quando aveva 4 mesi – dopo aver fatto richiesta per farli arrivare nel nostro paese ed evitare che gli succeda qualcosa nel loro. Ma di certo la pandemia non aiuta.  (Scritto da Alessandro Moschini)

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