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Il caos dei tamponi, ancora ritardi e problemi. La testimonianza di un medico


“Andrebbe bene attivare le Uscar sui distretti, con un punto di riferimento regionale”

E’ ancora un problema nel Lazio fare tamponi per diagnosticare il Covid-19 entro le 24 ore dalla richeista del medico di base.
Angelo Filardo, vicepresidente regionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), parlando in occasione di una sua audizione in commissione regionale sanita’, ha raccontato che “sui tamponi e’ stata una tragedia. Io ne ho fatto uno ieri, dopo avere mandato l’11 maggio il consenso per farlo e non avevo ricevuto risposta. Poi, ho mandato una seconda mail di sollecito ma la risposta e’ stata ‘non sappiamo, non dipende da noi’. Questo non e’ un sistema. Andrebbe bene attivare le Uscar sui distretti, con un punto di riferimento regionale”.


Sulla stessa linea il segretario della Fimmg Lazio, Giovanni Cirilli: “Abbiamo bisogno di tamponi fatti in tempo reale nelle 24 ore successive alla richiesta. Se ho un paziente che ha i sintomi del Covid-19 e chiedo di fargli un tampone, questo deve essere fatto entro le 24 ore altrimenti non riesco a gestirlo.
Questo pone il problema di un collegamento importante fra la medicina, i servizi di igiene pubblica e chi fa tamponi a domicilio. Il ritardo, spesso clamoroso, tra la richiesta di un tampone e la sua effettuazione e’ stata la criticita’ rilevata all’inizio”.
Inoltre “bisognerebbe semplificare le procedure- ha aggiunto Cirilli- perche’ ad esempio la mia Asl, quella di Latina, mi ha mandato quelle nuove per i pazienti Covid-19 e se ne avessi 7 dovrei passare 8 ore al giorno per le procedure che mi vengono caricate addosso- ha concluso Cirilli- Cerchiamo di semplificarci la vita: la battaglia si vince se davvero creiamo una rete”.

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