Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Il Carnevale prenestino tra i carnevali storici d’Italia

a cura della redazione

 

Le feste Natalizie sono giunte al termine e il prossimo appuntamento importante a Palestrina è il Carnevale Prenestino 2023, anzi, Il carnevale storico prenestino 2023.

Grazie al MiC (Ministero della Cultura) e ad un lavoro lunghissimo e accuratissimo dell’Associazione e del Comune di Palestrina, il Carnevale Prenestino da quest’anno è entrato a far parte dei CARNEVALI STORICI D’ITALIA 

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Noi ce la stiamo mettendo tutta per preparare una manifestazione degna di questa Città e di questo riconoscimento, però abbiamo un grande bisogno anche del vostro aiuto si legge in una nota su facebook dell’associazione del Carnevale prenestino. Siete un gruppo di amici, un gruppo teatrale, un gruppo di ballo, un gruppo parrocchiale, un’associazione????  Fate un gruppo mascherato, date sfogo alla vostra fantasia, al vostro divertimento

Le origini del Carnevale prenestino

 

Le indagini degli studiosi sottolineano la continuità storica fra il personaggio burlesco di Carnevale, che si mette pubblicamente a morte dopo un periodo 

di dissipatezze e di piaceri e, l’antico Re dei saturnali romani. E’ uno dei riti di inizio d’anno destinati ad allontanare il male e forse anche una cerimonia 

di propiziazione e di fertilità.

A Palestrina ilCarnevale conobbe un periodo di particolare celebrità come si può ricordare da una dolente poesia di Trilussa sel 189o, che lamenta la 

decadenza delle grandi esultanze in maschera di una volta:

ER CARNEVALE DE MO’

“Vardeme Carnevale!… Si ammazzato!

Manco a Frascati, manc’a Palestrina: 

so stato su p’er corso che ch’ho incontrato? 

‘Na zinghera, ‘na coca e ‘na fatina…

… De tutt’er Carnevale de ‘na vota 

che ciarimane mo? ‘npar de vejoni”.

La partecipazione a Palestrina era pressoché unanime e corale e la popolazione si può dire che scendesse tutta nelle strade e nelle piazze

A tavola, la musica cambiava ed il pranzo di Carnevale era certamente più ricco,specialmente nelle case dei benestanti. Il povero, che doveva 

accontentarsi di stare ai margini della festa, nel suo mesto lamento diceva così:

“Carnivale che è de li contienti,

chi ha farina fa li maccaruni

e io meschino che ‘n ciavevo gniende

me tocca i dormì a calà de sole”.

Anche un’altra filastrocca mette in evidenza il desiderio di un cibo più saporito prima di entrare nelle ristrettezze dello spirito quaresimale:

“Carnivale viecchio e matto

s’è ‘mpegnato lo pagliariccio

p’è crombasse lo sanguinaccio

e Quaresima jottongella

s’è ‘mpegnata la vunnella

pe’ crombasse la sarachella”.

Per mascherarsi la gente non aveva un costume ben definito: L’importante era di non farsi riconoscere per poter improvvisare qualsiasi

 scherzo. In genere, gli uomini si vestivano da donne e le donne da uomini e si scendeva in pizza per ballare lo sfrenato 

“cicchete ciacchete”, una specie di saltarello accompagnato dall’organetto e dalla tamburella.