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«Il Covid non è una malattia per vecchi»: la storia di Cristiano


E’ stato ricoverato al Covid Hospital di Palestrina per 9 giorni, 7 attaccato all’ossigeno

La voglia di tornare a correre è davvero tanta, ma per il momento ancora non se la sente. Le gambe hanno perso il tono muscolare, e l’affanno si fa sentire anche dopo una breve camminata. E’ tornato a casa da poco più di una settimana, dopo essere stato ricoverato 9 giorni per Coronavirus al Covid Hospital di Palestrina. Cristiano è una persona giovane, ha 45 anni ed è uno sportivo vero. Un maratoneta di fondo e mezzofondo, abituato ad allenarsi 4/5 volte a settimana.

Dopo circa 10 giorni di febbre alta, trascorsi a casa seguendo la terapia prescritta dal medico curante, Cristiano comincia a peggiorare. La febbre non passa, i dolori si aggravano e il respiro inizia a mancare sempre di più. Cristiano chiama il 118 e dopo una prima tappa all’ospedale di Tivoli, per mancanza di posti, viene ricoverato al Covid Hospital di Palestrina. La TAC ai polmoni evidenzia subito una polmonite bilaterale estesa a più del 50% dei polmoni. Inizia così la terapia d’urto con flebo al mattino 2 antibiotici e cortisone e il pomeriggio cortisone. Cristiano trascorre 7 giorni con l’ossigeno, intorno a lui altri 79 malati di coronavirus appoggiati ovunque su barelle, sedie a rotelle, su grandine del militare, in una situazione di estrema emergenza ammassati all’interno del Pronto Soccorso che avrebbe dovuto accogliere 30 persone, ma che in realtà ospitava 80 degenti. lavoravano condizioni estreme 4 infermieri e 2 medici per 80 persone.

Sono stati giorni terribili, che non dimenticherò mai. Ho visto intorno a me tanta gente morire. Medici e infermieri sono stati i nostri angeli custodi. Nonostante lavorassero in condizioni estreme e in numero ridotto (4 infermieri e due medici per turno, per 80 ricoverati), non è mai mancata oltre all’assistenza sanitaria anche l’aspetto di grande umanità per ognuno di noi: dall’anziano non autosufficiente che doveva essere imboccato e bisognoso di una carezza, alla persona più giovane che aveva bisogno di parole di conforto. Non dimenticherò mai le luci sempre accese, e il via vai continuo di barelle.

Cristiano adesso sta meglio, si è negativizzato ed è tornato finalmente a casa a Tivoli dai suoi anziani genitori con cui vive e che per fortuna non ha contagiato. Sta cercando pian piano di tornare alla vita di prima, pur dovendo fare i conti ogni giorno con gli strascichi inevitabili che la terapia e la malattia hanno lasciato sul suo fisico: problemi di stomaco dovuti all’alto dosaggio dei medicinali, stanchezza generale, debolezza muscolare. Ma quello che più preoccupa Cristiano adesso, sono i danni psicologici che la malattia gli ha lasciato. Di notte ha attacchi di panico, non dorme bene, si sveglia di soprassalto rivivendo nell’inconscio quello che ha passato nei giorni del ricovero. Con l’aiuto dello psicoterapeuta sta elaborando e cercando di superare quanto gli è accaduto, e vuole lanciare un appello soprattutto ai più giovani:

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Non è un virus che colpisce solo anziani e chi è debole. Io sono uno sportivo, un maratoneta che si allena 4/5 volte a settimana. Non ho mai avuto problemi di salute eppure questo virus infame non guarda in faccia nessuno. Io sono stato fortunato, ce l’ho fatta ma è stata davvero dura. Quello che voglio dire soprattutto ai ragazzi è di stare attenti, di evitate assembramenti. So che vorremmo tutti uscire e tornare alla normalità. Fatelo per voi e per i vostri cari.

Cristiano G.

Grazie Cristiano per esserti aperto a Monti Prenestini, per averci raccontato la tua storia. In bocca al lupo per tutto, aspettiamo di vederti tornare a competere nella maratona più forte di prima.

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