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Il foro di Praeneste apre le porte ai visitatori: un nuovo capitolo per il turismo locale

Si apre un nuovo capitolo per il Museo e le aree archeologiche di Palestrina, da oggi riunite in un unico sito.

Tra pochi giorni l’area degli Edifici del Foro sarà riaperta alla fruizione e nuove iniziative vedranno la luce, anche grazie alla proficua collaborazione instaurata tra la Direzione regionale Musei Lazio e la SABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.

La Soprintendente ABAP Arch. Lisa Lambusier e il Direttore Regionale Musei Lazio Stefano Petrocchi hanno firmato oggi il passaggio di consegne dell’area degli Edifici del Foro di Palestrina.

La firma rappresenta la conclusione di un processo condiviso tra i due Istituti e allo stesso tempo segna l’avvio di una nuova stagione per la valorizzazione di questa importante area archeologica.

Le origini

Il Foro era l’antico centro della città romana e comprendeva una serie di edifici di varie epoche in corrispondenza dell’attuale piazza Regina Margherita e sotto la cattedrale di Sant’Agapito martire. Collegato al soprastante Santuario della Fortuna Primigenia, venne a lungo ritenuto una sorta di “santuario inferiore” e solo più tardi riconosciuto come foro.

L’edificio più rilevante era la basilica con interno diviso in quattro navate, quasi certamente coperte. Su quella che era la parete di fondo, separata per mezzo di un’intercapedine dal muro di terrazzamento retrostante, resta la decorazione con semicolonne che inquadrano finte finestre. Il lato anteriore era preceduto da un portico a due ordini, con colonne doriche inferiormente e corinzie superiormente, in parte inglobato nella facciata del successivo palazzo del Seminario.

Sui lati corti si aprono sulla basilica due ambienti: quello di sinistra è il cosiddetto “antro delle sorti”, una grotta naturale, organizzata a ninfeo e pavimentata da un bel mosaico con pesci di epoca ellenistica.

L’ambiente di destra era una sala con abside, caratterizzata da un podio decorato da fregio dorico sormontato da semicolonne. Non è chiara la funzione di questo secondo ambiente, forse un ninfeo gemello o forse un edificio religioso legato al santuario. In ogni caso è qui che è stato ritrovato il famoso mosaico del Nilo, oggi conservato presso il Museo archeologico nazionale prenestino, che raffigura una cartografia dell’Egitto, dalle sorgenti del fiume in Etiopia fino al delta. Nei pressi di questo ambiente sono stati ritrovati anche i frammenti di un obelisco egiziano, anch’essi conservati attualmente nel museo, per cui si è pensato che si trattasse di un iseo, cioè di un luogo di culto dedicato alla dea egizia Iside.

Il complesso civile era collegato al soprastante santuario della Fortuna Primigenia tramite una serie di scalinate laterali.

L’intero complesso della basilica e delle aule di culto con i mosaici è stato datato al II secolo a.C.

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