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Il giro delle fontanelle, nuovo percorso sui Monti Prenestini

Ventuno chilometri di percorso tra vallate, scorci panoramici e testimonianze dell’antica comunità rurale locale. Lo hanno soprannominato il percorso delle fontanelle ed è il nuovo tracciato di trekking sui Monti Prenestini dedicato agli esperti di questo bellissimo sport all’aria aperta. L’idea è di Gianluca Vicovaro e Simone Mancinelli, due grandi appassionati di montagna ed esperti di questi luoghi incontaminati a pochi chilometri di Roma.

A San Cesareo

Il nome nasce dalla presenza di diverse fonte d’acqua e fontanili utilizzati come lavatoi (Fioio e Folecara) e ricongiunge i due abitati di Capranica e Guadagnolo (centro abitato più alto del Lazio) in un’area naturalistica di pregio tra le più incontaminate della provincia di Roma. Si parte dal cimitero di Capranica Prenestina, si sale al Colle della Crocetta e si prosegue per il sentiero Gianpaolo Mazzi per ricongiungersi alla via delle Creste, incrociando diversi sentieri CAI.

Fin dai primi passi ci si immerge in un ambiente roccioso apparentemente impervio che rappresenta uno degli ambienti più caratteristici dei Monti Prenestini. La roccia porosa e biancastra emergente è un calcare fratturato che si lascia erodere e lisciare dai fenomeni atmosferici, dando vita a vere e proprie sculture naturali. Un fenomeno noto come “carsismo” che è l’agente principale che ha disegnato la morfologia dei Monti Prenestini.

Giunti ai 3 confini si prosegue per Monte Coste Galle e in seguito verso la località Canali. Si risale per monte Vincenzo fino al monte Cerella, dove ammirare uno dei panorami più suggestivi dei Prenestini. Da lì si raggiunge l’abitato di Guadagnolo. Il percorso di ritorno scende sotto la falesia e riprende la via delle Creste.

È un percorso molto interessante per chi ama la montagna e questo sport – spiega Gianluca Vicovaro. Solo in Abruzzo si trovano infatti tracciati così impegnativi. È un’unione di più sentieri esistenti CAI, che fa immergere il visitatore in queste montagne un tempo coltivate a grano dove le donne percorrevano anche oltre dieci chilometri al giorno per lavare i panni. È un mondo – spiega Gianluca – che forse abbiamo un po’ dimenticato. Le comodità e il covid ci hanno allontanato da queste radici storiche e culturali. Per me è stata una riscoperta e mi auguro lo sia anche per tutti i visitatori che avranno voglia di percorrerlo.

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