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Il grido del sindaco di Affile: “Giù le mani dal museo a Graziani, non si abbatte niente”


“E’ dal 2011 che vanno avanti ‘ste polemiche, ce l’hanno tutti con questo museo, e basta”

“Ancora con questa storia? E’ dal 2011 che vanno avanti ‘ste polemiche, ce l’hanno tutti con questo museo, e basta”. Quando Ercole Viri risponde all’Adnkronos, sbuffa esausto alla richiesta di un commento sul monumento a Rodolfo Graziani del quale non si parlava effettivamente da qualche tempo e che oggi, sull’onda emotiva di George Floyd e della lotta al razzismo, è tornato sotto alla luce dei riflettori mediatici, articoli di giornale, attacchi sui social, polemiche. “Un monumento alla vergogna” scrivono su twitter a facebook, contro il quale si era schierato pubblicamente perfino il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti con un post che invitava a dire “no al revisionismo di stampo fascista e alla memoria storica”. “E’ uno spazio di 6 metri quadri dentro a un parco di un ettaro e mezzo donato al Comune – risponde il primo cittadino alternando fervore a noia – Non si abbatte niente, il museo deve piacere agli affilani. Io amministro loro, non i partigiani”.

Ma alla gente del piccolo comune in provincia di Roma piace o no? “Se mi hanno eletto per tre volte di seguito ci sarà un motivo – risponde pronto Viri – Io sono tranquillissimo e non abbatto un bel niente, andrei contro i principi morali e contro la volontà popolare. Graziani è un nostro concittadino pluridecorato, un eroe della Patria. Si sono impuntati perché hanno questa mentalità comunista. I comunisti sono così, devono abbattere il loro pregiudizio mentale”. Una storia che, effettivamente, è sempre costata parecchi pensieri al sindaco, condannato in appello lo scorso anno per apologia del fascismo. “Pietra dello scandalo”, anche in quell’occasione, la realizzazione del museo.

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