Il grido di un agricoltore di San Vito Romano: “Utilizziamo tutti i fondi disponibili per dare un sostegno al settore”
La crisi del vino nelle terre del Cesanese. Siamo andati a trovare un produttore: ecco la sua proposta
“Siamo costretti ad andare avanti sostenendo i costi di lavorazione ma senza registrare entrate”. A parlare a Monti Prenestini è Alfredo Mastropietro, viticoltore da generazioni, che all’indomani del nuovo decreto del Governo prova a lanciare una proposta per il rilancio del suo settore. Mentre parla a Monti Prenestini, Alfredo è in sella al suo trattore. “Sto concimando – dice. Qui ogni giorno c’è qualcosa da fare, non possiamo abbandonare i nostri terreni”.
Il lockdown di un agricoltore non è lo stesso di quello di un professionista o un’azienda produttrice. I campi non si spengono come si fa per un macchinario o un utensile, bisogna continuare a lavorare se non si vuole abbandonare la produzione, con tutti i rischi che ne conseguono, anzitutto in termini di costi.

I costi di gestione sono rimasti gli stessi – continua Mastropietro. E sono molto impegnativi anche per una piccola azienda come la mia. D’altro canto non abbiamo entrate perchè oggi siamo in un regime di monopolio assoluto dove la Grande Distribuzione la fa da padrona. Saremmo destinati alla chiusura ma il mio lavoro e la mia vita sono questi, è tutto quello che ho e cerco di resistere come posso”.
Ma Alfredo non si ferma solo ai disagi del momento e prova a lanciare un’idea alla politica.

“Io credo che in questo momento si debba e si possa procedere all’erogazione dei contributi europei e regionali destinati al nostro comparto – racconta a Monti Prenestini. Mi riferisco ad esempio al Piano di Sviluppo Rurale che ogni anno eroga milioni di euro di investimenti per il rilancio del settore oppure ai Titoli per il Pac o il biologico. Milioni di euro anche arretrati, che ora sono fermi in qualche banca. Che senso ha tenerli fermi? In questo momento – aggiunge il titolare dell’azienda Mastropietro – nessuno di noi penserà a un investimento ad esempio per una nuova cantina o l’acquisto di un trattore. Anzi, per riuscire a tirare avanti magari c’è qualcuno che penserà a vendere i propri macchinari. Oggi questi contributi .- aggiunge – potrebbero essere utili per permettere agli agricoltori di continuare a lavorare i propri campi, per non far morire l’agricoltura, perchè di questo si tratta. Solo così potremo limare le perdite e dare un futuro a tante aziende piccole e medie del territorio. Finora ci hanno dato 600 euro e la possibilità di un nuovo indebitamento: così purtroppo non andiamo da nessuna parte”.
Secondo un’indagine dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma diffusa ieri per oltre il 50% i consumi sono rimasti invariati e soprattutto il 30% degli italiani ha bevuto meno vino.
Il “tappo” dovuto al lockdown della ristorazione stia ingessando il vino europeo. Risulta infatti senza sbocco di mercato il 30% in volume e il 50% in valore della produzione vitivinicola Ue.
Una valutazione che getta un’ombra sui prossimi mesi perché senza una progressiva ripresa almeno delle esportazioni (frenate dallo stop anche della ristorazione estera) e con giacenze che secondo i dati del ministero delle Politiche agricole al 31 marzo sono a quota 54 milioni di ettolitri (nelle cantine c’è un volume pari all’intera produzione di un anno) la prossima vendemmia rischia di non essere più, come è sempre stata, una festa, per trasformarsi in una vera iattura. Gli stock di vino esploderebbero e i prezzi nel giro di pochi giorni crollerebbero in picchiata.