Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Il mestiere del gallerista, la storia di Loredana e Giovanni. La sfida del Torcoliere di Olevano Romano

Sopravvivere alla crisi adattandosi a sfide costanti, a ostacoli che cambiano e si rinnovano e ai quali si può sperare di far fronte solo attraverso strategie condivise che mettano al centro professionalità, collaborazione e senso di responsabilità. È il lavoro del gallerista, un mestiere che sembra quasi dimenticato a Roma come in provincia, che rappresenta però ancora una posizione di privilegio nella cultura dei nostri paesi. Monti Prenestini ha incontrato Loredana Manciati e Giovanni Reffo nello spazio del Torcoliere, una delle galleria più importanti e prestigiose dell’intero territorio.

Così si presentano a Monti Prenestini.
Grazie di chiederci com’è nato il Torcoliere! Davvero una sfida coraggiosa aprire come primi uno spazio culturale nel centro storico. Un luogo dove abbiamo intravisto la possibilità di proporre esperienze artistiche per tutti…uno spazio libero.


Quindi non solo per gli addetti ai lavori?
Certamente no, anzi una ricerca costante di condivisione con i “creativi” del territorio, in 10 anni abbiamo avuto più di 100 artisti tra: pittori, scultori, musicisti,fotografi, scrittori e anche cantanti. Di varie nazionalità. Spazio per tutti…di confronto.


Come è stato possibile?
La dedizione, a volte anche qualche giorno di scoraggiamento…ma subito superato data la presenza anche dei giovani del territorio, abbastanza partecipi.Abbiamo scritto,progettato una infinità di iniziative anche proponendo attività in comune. Come con L’Amo, con la Galleria Magma che appena dopo di noi ha aperto e dato vita a nuove eprienze artistiche.


Cosa vi aspettate ancora, cosa dovrebbe funzionare meglio?
Risponderei l’Italia, perchè imparare a fare squadra non ci riesce bene. Ogni realtà vive troppo in sé stessa o si lega in modo strategico solo a poche altre.Così si riesce meno a raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge.
Ma forse i vostri sono, fini, come dire troppo idealistici, mi pare di capire?
Si, temiamo di si! Il pensiero e il fare arte con autentica passione e senza autocelebrarsi non è di questi tempi. Io vorrei volare ai primi del novecento, dove pur facendosi un pò la guerra, gli artisti si sostenevano, dialogavano. Stavano così creano le grandi Avanguardie del 900: tra cubismo, astrattismo, futurismo ecc.


Sento un pò di malinconia nella sua voce, dunque?
Care istituzioni, cari artisti cerchiamo di andare in un “oltre” dove poterci scambiare e confrontare. Questo si fa attuando progetti che includono il più possibile creativi locali, nazionali ed europei. Motto: “Facciamo crescere lo scambio culturale”! 


Grazie, auguro alla Mostra Blu Blu, un settembre splendido. Con le aperture in concomitanza della festa di Santa Maria di Corte.
Aggiungo che in mostra troverete uno strepitoso libro d’arte, interamente fatto a mano dall’artista incisore e docente dell’Accademia di Venezia e Urbino; Gianluigi Bellucci, di fama internazionale; già vincitore del prestioso premio dell’Accademia di San Luca. Spero dunque che molti abbiano il piacere di visitare la mostra.Grazie anche a lei per il suo prezioso lavoro, la parola è libertà!

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