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Il ponte di Genazzano: simbolo di una rinascita


Un ponte tra luoghi ed epoche diverse: la storia di uno dei simboli del borgo prenestino

Qualche notizia storica sul ponte ad unica luce in cemento armato che va ad unire il Castello medievale della famiglia Colonna di Genazzano al parco degli Elcini che costeggia da un lato l’attuale viabilità provinciale (S.P. 33/a) e dall’altro la salita di San Pio, primo asse stradale provinciale, declassificato. Il ponte in cemento armato che ora va ad unire l’antico palazzo della notabile famiglia romana dei Colonna con il meraviglioso parco degli elcini, è una delle prime opere di sostituzione edilizia realizzata dal Genio Civile, subito dopo la seconda guerra mondiale. Ad unica luce ed in cemento armato, il ponte se da un lato va ad unire il Castello con il Parco degli Elcini, simbolicamente mette anche in relazione due momenti storici, a prescindere dall’epoca della sua datazione; tali eventi sono il bombardamento del 2 febbraio 1944 e la sua ricostruzione ad opera del Genio Civile: questo nel cambiare completamente la struttura, lasciò a vista la voragine aperta sul loggiato e modificò un manufatto “storico”, non completamente danneggiato, ma che al contempo non consentiva una scorrevole viabilità su quello cheera ed è un punto nevralgico della via provinciale Empolitana, 33/a.

In quel febbraio 1944, gli americani depositarono nel Castello Colonna e nelle aree adiacenti delle bombe ad orologeria con la finalità di colpire i forni allestiti dai tedeschi per il vettovagliamento delle loro truppe stanziate a Cassino. Le esplosioni devastarono in modo importante il loggiato sul lato nord (rimasero soltanto quattro delle undici arcate, due per ogni lato) e parte del ponte, sotto il quale scorreva (e scorre tutt’ora) la strada provinciale Empolitana (SP 33/a) che va ad unire Genazzano con Tivoli, passando per l’abitato di San Vito Romano e di Pisoniano. Realizzato inizialmente a cinque archi, il ponte in stile Maillart è ad oggi ad unica campata in cemento armato: un arco ad unica luce, sottile e ad impalcato irrigidente.

Alto 16 metri e lungo circa 30, il ponte venne definito come una delle prime sostituzioni edilizie effettuata dal Genio Civile dopo la seconda guerra mondiale. Il precedente ponte venne realizzato a cinque fornici: quattro archi erano stati aperti fino al piano stradale ed il quinto era la spalla di appoggio sul loggiato nord del Castello ed era aperto soltanto sulla parte superiore. Fu questo quinto arco ad aver riportato soltanto dei danni parziali durante il bombardamento, ma si decise per la completa demolizione del ponte originario del quale, va detto, non è nota la data di realizzazione e sulle origini del quale si potrebbe scrivere a lungo. Per la costruzione del nuovo ponte con due travi-pareti in cemento armato venne tamponata una scala lumaca, presente nel lato nord Castello, con una parete in calcestruzzo e venne completamente riempita all’interno, per contrastare la spinta del nuovo ponte. Durante la pulitura del cantiere per i lavori eseguiti in occasione del grande giubileo del 2000, venne in luce proprio l’innesto dell’antica scala a chiocciola con gradini monolitici di tufo grigio-verdastro che giungeva fino al piano del sottostante fossato e che venne realizzata probabilmente in età medievale. Il nuovo ponte, che ha davvero l’impatto di un ponte leggero, è dunque il frutto di una nuova tipologia costruttiva che però si è ben adeguata al contesto.

Irene Quaresima

Per qualche approfondimento: I. Quaresima, La via Empolitana. Le premesse storiche della viabilità provinciale, dalla valle di Empiglione all’alta valle del Sacco.

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