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Il Redentore di Guadagnolo, nascita e ricostruzione del monumento prenestino


La storia di uno dei simboli dei Monti Prenestini

È una delle attrazioni più importanti dei Monti Prenestini, meta di tanti pellegrini e appassionati di trekking in cammino nel Lazio. Ancora oggi il Cristo Rendentore di Guadagnolo, centro abitato più alto del Lazio, continua ad accogliere centinaia di turisti all’anno.

La sua storia non fu però semplice

In occasione del Giubileo del 1900, le autorità ecclesiastiche, per salutare l’alba del XX secolo, decisero di consacrare i monti d’Italia a Gesù “re dei secoli” con la costruzione in cima ad alcune selezionate vette italiane di artistiche realizzazioni celebranti il Redentore. L’idea di chiudere il secolo XIX ed aprire il XX nel nome del Redentore veniva da papa Leone XIII.
Il Comitato Nazionale, a capo delle celebrazioni dell’anno giubilare, limitò il numero di tali opere artistiche a 19 (in numero pari a quello dei secoli della redenzione) : successivamente fu accolta la proposta del conte Ludovico Pecci, nipote del papa, di realizzare una ventesima opera sulla cima del monte Capreo, città natale di Leone XIII.
Tra le vette interessate fu scelta anche la cima del Monte Guadagnolo : il monte, con i suoi 1218 metri di altezza, domina la catena appenninica laziale, accoglie l’antico santuario della Mentorella e, per la sua posizione non troppo distante dalla città eterna, avrebbe garantito un afflusso considerevole di pellegrini.   

Una vista di Guadagnolo di inizi ‘900
(link originale 
http://siti3.bussolapa.it/B687/public/B687/immagini/217201719425158.jpg)


Per la vetta del Monte Guadagnolo si scelse di realizzare il progetto di una statua del Redentore proposto dallo scultore Raffaele Zaccagnini (inizialmente si prevedeva di realizzarla in bronzo, successivamente, dati i costi troppo elevati per l’impresa, si decise di realizzarla in pietra calcarea locale). 

Il Monumento al Redentore 
sul Monte Guadagnolo inaugurato nel 1903
(link originale 
http://siti3.bussolapa.it/B687/public/B687/immagini/217201719543990.jpg)


La costruzione si avviò il 30 settembre 1901 : alla presenza di moltissimi pellegrini e del Comitato Romano, il Vescovo di Tivoli, Mons. Monti, presenziò alla posa della prima pietra pronunciando un discorso nel quale si compiaceva che la sua diocesi fosse stata prescelta come sede del monumento al Redentore.  
I lavori terminarono nel maggio del 1903 e l’inaugurazione avvenne il 13 settembre di quello stesso anno.

La posa della prima pietra del Monumento al Redentore sul Monte Guadagnolo(fonte : La Vera Roma del 13 settembre 1903)

Il complesso del monumento era veramente grandioso : la statua del Redentore era di oltre cinque metri mentre l’intero monumento ne misurava oltre ventitrè. La statua rappresentava il Redentore che con la destra distesa verso Roma proteggeva la città eterna e con la sinistra reggeva la croce. Il monumento sorgeva su una spianata dove era eretta una cappella che fungeva da base per un alto pilastro su cui si ergeva la statua. 

Il 13 settembre 1903, giorno dell’inaugurazione del maestoso monumento, giunsero a Guadagnolo moltissimi pellegrini, religiosi e alti prelati tra cui il Card. Vannutelli, vescovo di Palestrina, non mancarono i componenti del Comitato Romano, le associazioni religiose, i gruppi parrocchiali ed una folta schiera di personaggi di illustri famiglie italiane

(fonte : La Vera Roma)

Le cronache dell’epoca riportano che non meno di seimila furono i pellegrini che, a piedi, a cavallo o a dorso d’asino, giunsero sino alla vetta del Guadagnolo in quel giorno “…verso le nove di mattina era già tale la ressa dei pellegrini, che la spianata innanzi la porta di Guadagnolo, le strette vie dell’interno, la grande spianata del monumento ne rigurgitavano assolutamente : la circolazione erasi resa difficilissima…” 
In una giornata nuvolosa e ventosa, le salve dei mortai salutarono la solenne inaugurazione e al termine della cerimonia il Vescovo di Palestrina “impartì la benedizione apostolica alla folla commossa e genuflessa, facendo poi pubblicare le consuete indulgenze concesse da Sua Santità nell’occasione della benedizione papale”.
Il monumento, così solennemente inaugurato, non ebbe, tuttavia, vita molto lunga : nel 1921 e, successivamente, nel 1936, il monumento fu colpito dai fulmini che lo danneggiarono seriamente. 
L’opera, a causa dei  costi elevati per le riparazioni non fu mai restaurata. 
Nel 1975, la Diocesi di Tivoli decise di abbattere i rimanenti ruderi e, successivamente, il 29 giugno 1976, fu inaugurato il nuovo monumento : un’opera in bronzo dell’artista tiburtino Elverio Veroli. 

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