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Il sarcofago di Endimione, il tesoro recuperato a Cave dalla guardia di finanza

a cura della redazione

 

Un’opera di assoluto rilievo presente nel museo archeologico di Palestrina  è il sarcofago dedicato al mito di Endimione. L’opera di di marmo, databile intorno al 140-150 d.C., fu recuperata dalla Guardia di Finanza nel territorio di Cave. 

Sulla fronte è narrato il mito di Endimione, il bellissimo pastore immerso in un sonno eterno da Giove in cambio dell’eterna giovinezza, amato dalla dea Selene. Sul lato breve sinistro compare il mito di Atteone, che provocò l’ira di Artemide per averla vista nuda al bagno: trasformato in cervo fu sbranato dai suoi stessi cani. Il lato destro, infine, raffigura il mitico re Saturno, il più giovane dei Titani, che, scacciato dall’Olimpo da Giove, giunse a Roma e si insediò sul colle Capitolino.

Il mito di Endimione

La Dea Selene una notte, mentre brillava bianca e algida sulla valle di Olimpia, vede un bellissimo giovane, di nome Endimione: un pastore che al calar del sole fa riparare le sue greggi in una grotta del monte Latmo. Affascinata dalla sua bellezza, Selene si innamora perdutamente di lui e con la sua luce entra nella grotta. Anche Endimione è subito catturato dallo splendore della Dea d’argento vestita. Ma Endimione è un semplice umano, mentre Selene è una Dea, quindi immortale, inoltre ha un compito da portare a termine: deve continuare il suo viaggio, ha solo poche ore per portare il carro a destinazione, verso Ponente, dove si tuffa ad ogni alba nelle acque fredde di Oceano, le quali ogni giorno rinnovano lo splendore della sua pelle morbida e candida.

 Selene però è affranta, vuole rivedere il bellissimo mortale, lo vuole rivedere per sempre. Non sopporta l’idea di vivere l’eternità senza di lui e chiede pietà a Zeus. Questi accoglie il suo desiderio e stabilisce che Endimione dormirà per sempre, Selene lo andrà a trovare ogni sera nella stessa grotta, dove lo sfiorerà, l’osserverà, lo bacerà. Endimione, per contro, diverrà l’oggetto eterno di un amore divino, un amore immobile, inerte, ma sempre giovane e bello. Dormirà con gli occhi aperti, in modo che il mondo possa ammirare in eterno la meraviglia del suo volto.

 E così Selene continua ogni notte a visitare Endimione, così come ogni notte la luna solca il cielo stellato.

 Endimione ancora dorme in quella grotta del monte Latmo, dove gli dei lo hanno deposto. Ancora sogna quell’amore lucente che lo stregò in una sola, singola notte, e ancora fissa con lo sguardo immobile lo splendore argenteo della Luna che si staglia nel profondo cielo blu.

(foto facebook Gino Recchia)

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