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Il voto nei Monti Prenestini: D’Amato vince solo a Genazzano e nei piccoli borghi, Fdi primo partito. Tiene il Pd e avanza la Lega

a cura della redazione

 

Il centrosinistra vince solo a Genazzano, dove porta a casa un buon risultato (oltre il 52%), grazie anche all’ottimo risultato di Verdi e Sinistra che supera il 17% dei consensi. La lista di Rocca si ferma al 39%, con Fratelli d’Italia che si conferma però primo partito con oltre il 25% dei voti.

Anche nei piccoli borghi il centrosinistra ha la meglio. D’Amato supera il 70% a Castel San Pietro, il 57% a Rocca di Cave e il 53% a Capranica.

Piccoli centri che si distinguono per una buona affluenza. Castel San Pietro è addirittura primo in tutta la regione per percentuale di votanti (con oltre il 77%).

Bene anche Rocca di Cave con il 66% e Capranica (65%).

In linea con il dato nazionale il resto dei comuni dove non va a votare quasi il 60% dei votanti (mai così basso).

L’onda del centrodestra si fa sentire su tutti gli altri comuni di medie e grandi dimensioni con Fratelli d’Italia e Lega in forte avanzata.

Il centrosinistra tiene a Colleferro dove raggiunge il 41%, a Valmontone (39%), Palestrina (35%), Labico (36,9) e Zagarolo (33,7%): in questi comuni le liste  a sostegno di D’Amato hanno superato la media del 33,5% raggiunta a livello regionale.

Si confermano invece più a destra San Cesareo, dove il centrosinistra raggiunge appena il 25% e un centrodestra che invece tocca quasi il 66%.

Rocca va oltre il 66% a Gallicano nel Lazio dove D’Amato si ferma appena al 24%.

A Cave la coalizione a sostegno del neo presidente supera addirittura il 73%, con un centrosinistra sotto la cifra storica del 20%.

Fratelli d’Italia tocca il suo massimo storico sul territorio prenestino con una percentuale media che supera il 35% e punte massime che superano addirittura il 40, come a Gallicano (44%), Cave (42%) e San Cesareo (43%).

A destra avanza anche la Lega con punte del 13% a Palestrina e 15% a Zagarolo.

 

L’esplosione di Fratelli d’Italia tra le macerie di tutti gli altri grandi partiti. Il verdetto delle elezioni regionali nel Lazio è inequivocabile e non ammette repliche: la formazione della premier Giorgia Meloni accentra il consenso anche più delle ultime politiche, e nella Regione della Capitale più che raddoppia i propri voti rispetto all’ultima tornata del 2018, moltiplicando di oltre quattro volte i punti percentuali sul territorio e superando da sola l’intero risultato della coalizione di centrosinistra.

Intorno, sia a destra che a sinistra, è un tracollo generalizzato in termini percentuali ma soprattutto di voti di lista. Preventivabile, visto il raddoppio del ‘partito dell’astensione’, dato che però rimarca ancora di più il progressivo annichilimento generale, di pari passo con l’affluenza, che fa da contorno allo storico exploit di Fdi. Il numero di elettori presentatisi alle urne prosegue sul trend ‘ribassista’: nel 2010 a votare furono in 2.875.469, il 60,89%; nel 2013, complice il traino dell’election day con le politiche, ben 3.423.284, il 71,96%; nel 2018 si scese a 3.181.235 elettori, il 66,55%; nel 2023 il tracollo, 1,4 milioni di elettori ‘persi per strada’ in cinque anni e un definitivo 1.782.479 votanti, il 37,2%.

Un dato che più di qualcuno comincia a vedere come uno scricchiolio per la tenuta democratica delle istituzioni. Passiamo ai partiti. Fratelli d’Italia, dopo il 2013, ha sempre più che raddoppiato i propri voti: allora, era la prima vittoria di Nicola Zingaretti in Regione, Fdi raccolse 107.731 preferenze, con il 3,84%. Nel 2018 i voti diventano 220.460, i punti 8,69. E poi il ‘boom’ di quest’anno, sull’onda lunga delle politiche: 519.633 voti, il 33,62%.

 


Le preferenze

Preferenze regionali, si inizia a delineare il Consiglio: la carica dei prenestini

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