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Ingegnere di Palestrina trattenuto in Oman, l’appello della figlia: «Liberatelo»

Si chiama Nader Morsy, vive a Palestrina e il suo nome è finito sui tabloid di tutto il mondo per una complessa indagine internazionale. Naser, un ingegnere impiegato presso una multinazionale italiana, lavora da due anni in Oman ed è stato privato del passaporto e impossibilitato a rientrare in Italia.
La figlia dell’uomo, una 23enne, ha scritto così al Sultano dell’Oman chiedendogli di intervenire per mettere la parola fine a questa vicenda.

Una vicenda lunga e complessa a causa anche dell’impossibilità di operare da parte della Farnesina. Nader Morsy, infatti, anche se risiede in Italia, ha un passaporto egiziano e per il nostro Governo sarebbe impossibile agire direttamente. Sul caso da due anni la figlia e la moglie si battono per il rientro dell’uomo.

“La storia è iniziata per la sua collaborazione con un Generale della Polizia che, entrato a far parte dei suoi progetti lavorativi, ha trattenuto il passaporto per costringerlo a rimanere in Oman – dichiara la figlia Yasmin a Monti Prenestini. Il generale ha usato tutti i mezzi in suo possesso per trattenerlo ed è da qui è partita la nostra battaglia”

Nei mesi scorsi gli avvocati hanno vinto la causa in Oman, ma dallo scorso 28 aprile non si hanno più notizie. Da qui è scattata la denuncia alle autorità e un appello pubblico.
«Stiamo lottando – si legge nella lettera inviata al sultano – per difendere mio marito dalla cosa peggiore che potesse capitarci in Oman: è trattenuto vicino a Mascate, sebbene le accuse mosse contro di lui siano state smontate una ad una». «Non lo vediamo da due anni – proseguono – e stiamo perdendo ogni speranza: è per questo che chiediamo il suo intervento per farlo tornare in Italia».

(foto facebook)

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