Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Itinerario tra Subiaco e Palestrina: il diario di viaggio di Luca

Di seguito riportiamo il diario di viaggio di Luca tratto da Sulla mia strada Blogspot.

Era da tempo che volevo fare un giro dalle parti di Subiaco, un posto di cui ho sempre sentito parlare benissimo per diversi motivi: le strade, i panorami, le cose da vedere. Una domenica di maggio, perciò, mi è sembrato il momento giusto per togliermi questo sfizio… e quindi via con il mio CB, pieno di benzina e giubbotto più leggero, che quello di pelle ormai è nell’armadio.
Imbocco, come molte altre volte, la via Tiburtina, che in meno di mezz’ora mi porta a Tivoli. Io ormai la conosco bene (ne ho già parlato in questo altro post) ma, per chi non ci fosse mai stato, merita di sicuro una visita, per lo meno per vedere Villa d’Este e fare una passeggiata nel centro storico. Da lì, per cambiare strada rispetto al solito, non proseguo per Vicovaro ma prendo la via Empolitana che scorre pacifica, costeggiando bei paesi dove, avendo tempo, bisogna fermarsi almeno una volta. Fra questi c’è Ciciliano, con il castello dei marchesi Theodoli, che spicca in cima al borgo ed è tra i punti di maggiore attrattiva della zona. Ma anche Cerreto Laziale, suggestivo centro del XIV secolo dove fare una passeggiata tra le case è sempre un piacere. All’altezza di Cerreto, prima di arrivare a Gerano, si prende la SP47/a: l’asfalto non è il massimo, ma tra belle curve e tornanti degni delle migliori montagne si arriva poco tempo a Subiaco, passando accanto a Canterano, Rocca di Mezzo e Rocca Canterano.




Il bello di tutti questi borghi è che si può scegliere di fermarsi in uno qualsiasi e trovare comunque qualcosa di bello da vedere. Lungo la strada, i cartelli gialli che indicano le attrazioni principali si susseguono uno dietro l’altro, e lasciano un po’ di amaro in bocca per non avere il tempo di andare a vedere tutto. Vabbè, bisognerà tornarci. Credo sia una promessa un po’ obbligata: da qui al prossimo inverno sono sicuro che le occasioni non mi mancheranno.

Una volta a Subiaco, vista l’ora, scelgo di non fermarmi a fare un giro in centro: ho deciso di andare a visitare i due monasteri benedettini e, dato che l’orario di visita termina alle 12.30, rimando a un’altra volta la passeggiata per il centro, che ha tantissimo da offrire, essendo parte del club dei borghi più belli d’Italia. Seguo le indicazioni per i monasteri e, in pochi minuti, arrivo al monastero di Santa Scolastica, passando prima accanto ai resti della villa di Nerone, costruita intorno al 60 d.C. Per chi è appassionato di escursionismo, da Subiaco si può anche salire ai monasteri lungo un percorso a piedi, molto frequentato nei giorni festivi.




Sia nel monastero di Santa Scolastica sia in quello di San Benedetto è possibile seguire visite guidate gratuite, che partono ogni mezz’ora. Il primo, l’unico superstite dei 13 fondati da San Benedetto nell’area della Valle dell’Aniene, è costruito intorno a tre chiostri in stili differenti (romanico, gotico e rinascimentale), tutti perfettamente distinguibili e molto particolari, e alla chiesa neoclassica progettata dal Quarenghi. Il secondo è un gioiello di architettura incastonato sul monte Taleo. È qui che si trova la grotta dove dove San Benedetto passò i suoi tre anni di eremitaggio, conosciuta come Sacro Speco e inserita nel fitto complesso di cappelle e ambienti che compongono il monastero su più livelli. Grandi e coloratissimi affreschi (datati dal IX al XIV secolo) riempiono ogni spazio, ed è d’obbligo fermarsi a guardare ogni angolo come un’opera d’arte a sé.


Finito il momento culturale, mi rimetto il giubbotto da moto e ricomincio a ragionare in termini di curve. La zona è piena di strade pazzesche, che sono il mio obiettivo principale della giornata. Dai monasteri basta proseguire dritti verso Jenne lungo la SP45/a per trovarsi in una successione di curve strettissime incastonate tra le montagne. Dura solo una decina di chilometri, ma sembrano molti di più, per quanto ci si diverte. Da Jenne in poi, invece, la strada è sempre piacevole, ma più larga. Tutta la zona è circondata dai Monti Simbruini ed è tutelata come Parco Naturale Regionale: i panorami sono grandiosi, forse non coloratissimi come in certe zone dell’Umbria (come lungo la strada per Castelluccio di Norcia), ma comunque fantastici. Bisogna per forza fermarsi a scattare qualche foto, approfittando di un cielo un po’ più limpido che illumina le carene rosse del CB in maniera favolosa.

La strada finisce agli Altipiani di Arcinazzo, una località turistica molto frequentata da motociclisti, oltre che dagli appassionati di montagna: a due passi da lì e da Subiaco, infatti, si trova il Monte Livata, che con i suoi 1.429 metri è meta di numerosissimi turisti soprattutto d’inverno, quando è imbiancato di neve.

Dagli Altipiani di Arcinazzo prendo la SP20, parte dell’itinerario enologico noto come Strada del Vino Cesanese, un progetto finalizzato a promuovere il territorio e i suoi due vini (il Cesanese docg di Piglio e il Cesanese doc di Affile), entrambi ottenuti dalla vinificazione del vitigno autoctono Cesanese. La SP20 scorre con non molte curve e con un asfalto non impeccabile fino a Piglio: non il massimo, ma i paesaggi meritano di sicuro un giro. Il vero problema è il tratto successivo, lungo la SS155: ho contato nove autovelox in pochi chilometri di strada tra Serrone e Primo Ponte, tutti ovviamente tarati sui 50km/h. Okay, si passa attraverso piccoli centri abitati e quindi la prudenza è d’obbligo… ma nove autovelox mi sembrano veramente troppi. E spero di non averne dimenticato nessuno!

A parte questi piccoli (…) inconvenienti, la strada scorre bene tra campagne e paesini, fin quando non giro a destra al bivio con la SP61a. Seguo infatti le indicazioni per Olevano Romano, altro borgo assolutamente da visitare in una giornata così. Lascio la moto all’inizio del centro storico, e da lì mi arrampico (è proprio il caso di dirlo) tra le viuzze che salgono, salgono e salgono ancora tra le case. 


La pietra è il tratto comune di Olevano: le case sono tutte in pietra e danno vita, insieme alla gigantesca cornice delle “mura ciclopiche”, a un paese molto suggestivo, che sale fino al suo punto più alto, cioè la torre medievale del Castello. Da lì si gode di una vista mozzafiato a 360 gradi sui Monti Lepini a sud, la Valle del Sacco e l’inizio della Pianura Pontina, i Monti Prenestini a Ovest, i Monti Simbruini a Nord e il Monte Scalambra a Est. Bisogna salire gradini enormi per arrivare lassù, ma ne vale assolutamente la pena: la vista ripaga di ogni sforzo, garantito.



Nel corso del giro bisogna anche trovare il tempo, almeno quello di un caffè, per Bellegra: a pochi minuti da Olevano Romano, è un altro paese frequentatissimo da motociclisti e famoso per le fantastiche vedute di cui gode. Tant’è che, appena arrivato, vengo accolto da una scritta, in stile hollywoodiano, che ricorda il soprannome di Bellegra: “Città dei panorami”. E i punti panoramici non mancano, né nel centro storico né lungo la strada principale: in particolare, mi fermo a bere un caffè su una terrazza che si affaccia sulla valle sottostante, approfittando delle panchine vuote pure in un giorno di festa. Ci potrei restare delle ore, lì al sole.
Ma alla fine riparto, direzione San Vito Romano e poi Capranica Prenestina. Non mi fermo perché si è fatta già una certa ora, ma sono altri due centri dove di sicuro tornerò. Entrambi sono arroccati in posizione panoramica rispetto alla Valle del Sacco, che dominano dall’alto tra boschi di castagni e campagne coltivate. Capranica, in particolare, si trova sul punto più alto dei Monti Prenestini e fa concorrenza a Guadagnolo, poco distante, il paese più alto del Lazio. Mi viene in mente di allungare di 10km il mio itinerario e salire fin lassù, ma il cielo non più limpidissimo mi consiglia di lasciar perdere: ci tornerò in una giornata senza nuvole né foschia, per approfittare di una delle viste più impressionanti di tutta la Regione.


La strada mi porta fino a Palestrina, l’antica Praeneste che dà il nome alla via Prenestina: è un altro centro che conosco bene e dove quindi non mi fermo, anche se consiglio a tutti di prendersi del tempo per visitarlo. Per gli appassionati di archeologia è d’obbligo un passaggio per il percorso archeologico “Archeopalestrina”, che attraversa tutto il centro storico da Piazza della Pace alla Porta del Sole, passando per l’antico ghetto, le mura, il Tempio della Fortuna Primigenia e altri punti d’interesse.
Da Palestrina si possono scegliere varie strade. Per chi torna a Roma c’è la Prenestina, che in tre quarti d’ora (ma solo quando non c’è traffico) riporta verso la Capitale attraversando la periferia. Cerco un itinerario con qualche pretesa in più, e allora imbocco la via Pedemontana verso Gallicano nel Lazio e poi la SP51/a, che torna alle porte di Tivoli. In questo modo approfitto di un altro po’ di strada panoramica, tra boschi verdissimi che mi accompagnano dove il mio itinerario era iniziato. Non c’è molto da vedere lungo questo percorso, ma vale la pena lasciarsi portare dalla moto tra i colori della prima parte della primavera. Poi, una volta tornato sulla Tiburtina, devo solo sgusciare in mezzo al solito traffico e tornare a casa.

L’itinerario è di media lunghezza: siamo intorno ai 180km, tutti percorsi in strade molto piacevoli sia dal punto di vista del paesaggio sia per quanto riguarda la guida della moto. La particolarità è che, a parte alcune mete fisse e praticamente obbligate (come Subiaco e Olevano Romano), si può scegliere senza timore di sbagliare altre soste, più o meno lunghe a seconda del tempo a disposizione. Due giorni sono l’ideale, se si vuole anche fare qualche escursione o visitare un paio di paesi in più. L’asfalto è buono quasi ovunque, a parte alcuni tratti meno curati ma che, comunque, non rendono il percorso difficile per nessuna moto. Eviterei solo il periodo invernale, quando ho qualche dubbio sulla tenuta delle strade e sul pericolo di ghiaccio, soprattutto di mattina. Eccezionalmente non mi esprimo sulla gastronomia perché non ho avuto modo di sperimentare piatti dei posti dove sono stato: se qualcuno ha consigli su ristoranti/trattorie/paninari da provare, sarò felicissimo di tornare per seguirli!