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La denuncia di una dottoressa: “Ecco perchè a Tor Vergata si può rischiare il contagio”


“Un lungo tratto di corridoio altamente rischioso per la mancanza di un’adeguata separazione fisica”

In una nota stampa la dottoressa Maria Cristina Rosati segnala alla direzione dell’ospedale e agli organi di stampa le criticità riscontrate nell’ospedale Covid di Tor Vergata.

In tale struttura sanitaria ho potuto personalmente constatare che i pazienti COVID-19, nel percorso che va dal Pronto Soccorso alla Torre di Degenza n.8 a loro dedicata, attraversano un lungo tratto di corridoio altamente rischioso per la mancanza di un’adeguata separazione fisica e i percorsi stessi sono individuati soltanto con dei nastri adesivi incollati sul pavimento (v. foto allegata). Nel tratto in questione transitano continuamente, oltre a pazienti COVID, anche gli altri pazienti interni ed esterni, i visitatori e il personale sanitario non protetto.

Come a tutti Voi è senz’altro noto, l’organizzazione della distribuzione dei pazienti COVID-19 all’interno degli ospedali deve comportare una separazione fisica di tali pazienti dagli altri pazienti e dagli operatori sanitari non protetti, come richiesto dalla circolare del 25 marzo 2020, prot. n. 7865 del Ministero della Salute, “laddove non risulti possibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 da quelli NON COVID-19, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati devono, comunque, essere nettamente separati” e “occorre individuare specifiche strategie organizzative e gestionali che, nel più breve tempo possibile, consentano la netta separazione delle attività COVID-19” dalle altre attività clinico- ospedaliere. La sottoscritta ritiene che tale grave situazione debba essere affrontata dalle S.V. affinché vengano prese, nel più breve tempo possibile, delle opportune misure di sicurezza quali un’effettiva separazione fisica dei percorsi riservati ai pazienti COVID-19 (ad esempio con pannelli separtori) e/o l’individuazione di percorsi alternativi: solo tali misure permetteranno di mettere in sicurezza i pazienti non-COVID, i visitatori (come la sottoscritta) e anche il personale sanitario che non è protetto.

Dr.ssa Maria Cristina Rosati

I dispositivi adottati rientrano comunque nell’ambito delle norme di sicurezza in tutti gli ospedali.

QUI la risposta della direzione sanitaria alla lettera della dottoressa