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La diffusione di giornali e quotidiani nella transizione digitale

I dati sulla diffusione di quotidiani e periodici ci dicono che la stampa continua a rivestire una grande importanza nell’informazione pubblica. Ma leggere il giornale non significa necessariamente acquistarlo, può anche essere sfogliato al mattino al tavolo di un bar: l’emorragia di copie vendute è un problema non trascurabile per gli editori, che si trovano a dover mettere in salvo i propri introiti. La soluzione più gettonata ha coinciso con l’identificazione di un nuovo canale comunicativo e commerciale, che in un’epoca come questa non può essere altro che il mondo digitale: ecco allora che la gran parte delle testate di rilevanza nazionale hanno investito nella realizzazione di giornali online, consultabili sia dalla piattaforma web della testata, sia attraverso applicazioni appositamente progettate. Per riequilibrare le spese, molti editori stanno affidando un’attenzione sempre maggiore agli abbonamenti digitali, che sono quelli con il maggiore potenziale per quanto riguarda l’aumento dei ricavi. 

Vendita dei quotidiani: i dati

I dati ADS sulla diffusione dei quotidiani dicono che dai confronti con gli anni precedenti, ogni anno tutti i quotidiani perdono tra il 5% e il 12% delle copie. Alcune eccezioni sono rappresentate dai giornali sportivi, che oscillano fra alti e bassi, e nomi più rilevanti quali Repubblica e il Corriere della Sera. Le vendite di copie cartacee risultano ormai residuali, mentre invece sul venduto complessivo aumenta il peso delle copie digitali. Un dato da non sottovalutare, però, è che in Italia la crescita delle copie digitali vendute si deve in larghissima parte a quelle immesse sul mercato a prezzi stracciati, una testimonianza di come gli editori italiani stiano puntando su abbonamenti digitali cheap a discapito di quelli premium. 

Il successo degli abbonamenti digitali: quali sono i vantaggi? 

La lettura dei giornali tramite smartphone o tablet permette di sfruttare appieno alcune peculiarità del digitale, come la possibilità di aumentare i caratteri degli articoli. Ma sicuramente il motivo principale alla base del successo degli abbonamenti digitali ai giornali è la comodità: il giornale digitale non occupa spazio e non lo si lascia in giro, per un impatto ambientale pari a zero (o quasi). Spesso non è nemmeno necessario collegarsi a Internet, le copie possono essere scaricate e lette anche in modalità offline, e grazie all’archivio messo a disposizione da varie testate si possono recuperare le copie dei giorni precedenti. Anche l’esperienza di lettura è diversa e in alcuni casi più completa e interattiva nella realtà digitale. Gli articoli online, infatti, possono essere accompagnati da fotogallery disponibili soltanto nella copia digitale, ma anche da integrazioni interattive come infografiche, particolarmente utili in articoli ricchi di numeri e statistiche. 

La politica della centralità dei lettori 

Le politiche editoriali che si basano sugli abbonamenti digitali, e quindi sulla centralità dei lettori, sono la conseguenza di un fenomeno ben preciso: il calo, lento ma costante, degli investimenti pubblicitari sui giornali. È così che le strategie degli editori hanno iniziato a orientarsi nella direzione di un aumento dei ricavi derivanti non tanto dalle inserzioni, ma dai lettori, e soprattutto dai lettori attirati verso le testate dagli abbonamenti alle riviste digitali. La nuova centralità dei lettori, quindi, ha la funzione di attenuare la dipendenza dei giornali dagli investitori pubblicitari, facendo sì che i lettori si abbonino e dunque si fidelizzino alla testata. Perché questo avvenga, naturalmente, è necessario che il lettore percepisca un valore, di conseguenza si fa strada un modello basato sul giornalismo di qualità. Ma in che modo viene attuata questa strategia? 

Strategie, pro e contro

Molti grandi nomi del mondo dell’editoria (Le Monde in Francia, il New York Times negli USA) si stanno muovendo da tempo in questa direzione, anche grazie agli abbonamenti digitali. Una delle strategie più diffuse è il paywall, il sistema per cui si può accedere gratuitamente a una certa quantità di articoli, superata la quale occorre pagare per continuare a leggere. È pur vero che questa modalità, così come quella che disciplina i contenuti premium, accessibili solo da chi dispone di un abbonamento, viene criticata da alcuni perché si ritiene che in questo modo si allontanino dall’informazione proprio le persone che ne hanno più bisogno, ovvero quelle con minore disponibilità economica. Quindi è vero che la maggiore propensione a offrire abbonamenti da parte dei giornali spinge (almeno in linea teorica) verso una politica di giornalismo di maggiore qualità, ma il rovescio della medaglia è rappresentato dal crearsi di alcune divisioni che di fatto lasciano fuori chi non ha disponibilità di pagare l’abbonamento a un giornale.